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Saoirse Kennedy Hill, la nipote di Robert Kennedy morta per probabile overdose

Aveva 22 anni Saoirse Kennedy Hill, la nipote di Robert Kennedy morta per overdose nella residenza di famiglia a Cape Cod. È accaduto ieri, giovedì 1 agosto 2019, in Massachusetts, nella villa di Ethel Kennedy, vedova del senatore Robert Francis Kennedy, fratello del presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy.

Saoirse Kennedy Hill morta dopo arresto cardiaco, il ricordo dei familiari

Figlia di Courtney Kennedy Hill e di Paul Michael Hill, Saoirse era già in arresto cardiaco all’arrivo dei soccorsi in villa e nulla è stato possibile per salvarla. «Siamo sconvolti dalla perdita della nostra amata. – hanno detto i familiari – La sua vita era piena di speranza e amore. Era una ragazza attenta agli amici e alla famiglia. Ha illuminato le nostre vite con il suo amore, le sue risate e il suo spirito generoso». E nonna Ethel, oggi 91enne ha aggiunto: «Oggi il mondo è meno bello». Saoirse Kennedy Hill si è sempre impegnata per i diritti umani e delle donne, oltre ad aver prestato il suo aiuto per la costruzione di alcune scuole in Messico per le comunità indigene.

La nipote di Bob Kennedy soffriva di depressione: la confessione al giornale studentesco

Saoirse Kennedy Hill – morta ieri per una probabile overdose – soffriva di attacchi di depressione, come la stessa aveva riferito qualche anno fa al giornale studentesco della Deerfield Academy, il Deerfield Scroll. Come riporta Fox News, la nipote di Robert Kennedy aveva confessato: «Anche se ero una bambina felice, ho sofferto e questo disturbo era simile a un masso. Questi attacchi andavano e venivano, ma non mi hanno influenzato fino a quando non sono diventata una studentessa a Deerfield… Ho iniziato a isolarmi nella mia stanza, allontanandomi dalle mie relazioni… Due settimane prima dell’inizio dell’ultimo anno, la depressione è tornata ed è rimasta…». Allontanatasi dalla scuola per curare il disturbo, Saoirse Kennedy Hill aveva rivelato quanto fosse stato difficile reinserirsi, sottolineando però quanto fosse importante parlare del proprio disagio senza vergogna. «Sono molte persone che soffrono, – aveva affermato – ma poiché si sentono a disagio a parlarne, in pochi se ne rendono conto e questo lascia le persone malate ancora più sole. Stiamo tutti lottando o conosciamo qualcuno che sta combattendo una malattia. Uniamoci per rendere la nostra comunità più inclusiva».

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