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Karate, Sara Cardin intervista esclusiva: “Vincere per portare il karate a Tokyo 2020”

Rispetto per il compagno o l’avversario, per il Dojo e per il maestro. Tre valori che descrivono in modo efficace quello che il karate rappresenta, tre valori che sono un punto fermo della campionessa Sara Cardin, iridata mondiale nel 2014 a Brema e fresca vincitrice del titolo europeo a Montpellier. Caporalmaggiore dell’esercito, 29 anni, la giovane karateka dagli occhi di ghiaccio è tra le stelle di questo sport fatto di disciplina e sacrificio, uno sport che in 2 minuti può toglierti e darti tanto e che la vedrà giocarsi la riconferma mondiale il prossimo ottobre a Linz. Abbiamo intervistato Sara Cardin in occasione della Fisherman’s Friend StrongmanRun di Bibione, di cui è stata testimonial, una chiacchierata per parlare del futuro e dei segreti della campionessa.

Agli Europei di Montpellier è arrivato un oro, vincere era l’obiettivo minimo?
“L’obiettivo era arrivare sul podio, ovviamente riconfermarsi è stato importantissimo. La finale è stata dura, quasi sempre a favore della mia avversaria che era una new entry poco conosciuta. Sono stata brava a rimanere sempre concentrata e a metterla sotto pressione fino alla fine.”

Il pensiero ora va inevitabilmente ai Mondiali di Linz a ottobre, doppietta iridata possibile?
“Sarebbe bellissimo, non mi nascondo ma preferisco pensare step by step. Ci sono tanti fattori che possono influenzare una competizione del genere, in particolare motivazioni, tenuta psicologica, condizione fisica. Dipenderà tutto da me.”

Qual è il segreto per rimanere sempre ad alti livelli?
“La condizione fisica può influenzare ma non è tutto, credo che sia fondamentale cambiare sempre il proprio modo di combattere. Variare i propri schemi, essere bravi ad adattarsi alle caratteristiche del proprio avversario.”

Si parla di un possibile ingresso del karate tra gli sport olimpici, quanto sarebbe importante per questa disciplina?
“Sarebbe una grandissima rivoluzione. Avere il karate a Tokyo 2020 vorrebbe dire equipararlo agli altri grandi sport, sarebbe il modo giusto per ottenere la visibilità che merita. Si tratta di una disciplina che incarna tanti valori che si possono ritrovare nei principi olimpici.”

Anche quest’anno lo sport al femminile ha ottenuto grandi risultati, c’è un’atleta in particolare che la colpisce più di altre? 
“Faccio due nomi: Federica Pellegrini, una campionessa per costanza e tenacia che non molla mai e sa essere sempre al vertice. Poi Tania Cagnotto, una ragazza semplice e spontanea e soprattutto vincente.”

Ha corso la StrongmanRun a Bibione, che tipo di esperienza è stata?
“Un’esperienza bellissima, soprattutto l’aspetto goliardico. I partecipanti travestiti da supereroi mi hanno fatto davvero sorridere. Mi è piaciuto molto essere la testimonial di un evento del genere.

Pensa mai a cosa farà una volta scesa definitivamente dal tatami?
“Sinceramente non lo so ancora, si aprono tante prospettive quando si smette con lo sport. Potrebbero esserci possibilità nell’Esercito oppure in Nazionale, si vedrà.”

 

 

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