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Saronno ospedale, amanti killer smascherati da un’infermiera coraggio: Cazzaniga la minacciava di morte

È solo grazie al coraggio dell’infermiera Clelia se due giorni fa si è potuti arrivare all’arresto del vice primario e medico anestesista dell’ospedale di Saronno, Leonardo Cazzaniga e della sua infermiera-amante Laura Taroni, accusati di aver volutamente ucciso diversi pazienti (le cartelle cliniche sequestrate sono circa 80) gravemente malati, somministrando loro un cocktail letale di farmaci.

Clelia è l’infermiera coraggio che il 20 giugno 2014 denunciò Leonardo Cazzaniga ai carabinieri, rivelando l’orrore che da anni veniva perpetrato nella struttura ospedaliera nel silenzio dei suoi colleghi, che dinnanzi al delirio di onnipotenza dei diabolici amanti fingevano di non sapere, lasciando che vittime innocenti venissero uccise. Clelia, è emerso dalle carte dell’inchiesta, sarebbe stata più volte minacciata di morte dal presunto medico killer, quando mostrava l’intenzione di smascherare i suoi crimini: “Tu da ora in avanti sei finita, io potrei ucciderti in qualunque momento. Tu qui non lavorerai mai più tranquilla, ti farò pagare qualsiasi minimo errore. Tu morirai di cancro all’utero!”.

Molte delle sue colleghe e i suoi superiori si limitarono a dire – nel 2013, quando fu aperta una commissione di inchiesta (poi archiviata) dall’azienda sanitaria per far chiarezza sull’operato del dottor Cazzaniga in merito a diverse morti sospette in corsia – che “il clima in reparto, quando c’è di turno Cazzaniga, è pesante”. Null’altro, nemmeno un accenno al suo delirio di onnipotenza che per anni lo ha portato a decidere quando e come porre fine alla esistenza di ignari malati ricoverati nell’ospedale di Saronno. Solo l’infermiera Clelia, seppur intimidita e minacciata di morte da Cazzaniga, ha avuto la forza e l’onestà di rivelare alle forze dell’ordine cosa succedeva nell’ospedale degli orrori, smantellando il muro di omertà che faceva sentire onnipotenti e intoccabili gli amanti diabolici.

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Leonardo Cazzaniga e l’amante infermiera Laura Taroni, detenuti rispettivamente a Varese e Como, stamani sono stati sottoposti a interrogatorio di garanzia. La donna si è avvalsa della facoltà di non rispondere, il dottor Cazzaniga invece ha risposto alle domande del magistrato e si è difeso, respingendo l’accusa di omicidio volontario: “Non ho ucciso nessuno, ho somministrato quei farmaci (il protocollo Cazzaniga ndr) per alleviare le loro sofferenze”, queste le sue parole al Gip. Sono 12 i sanitari dell’ospedali indagati, rimossi e messi al minimo dello stipendio; il direttore sanitario e il primario del pronto soccorso, invece, sono stati destinati a altri incarichi.

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