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Scegliere l’Università: ecco perché le facoltà scientifiche continuano a non piacere abbastanza

Quale facoltà scegliere, scientifica o umanistica? E’ difficile capire e spiegare perché i giovani italiani spesso continuino a scegliere facoltà giudicate più “soft” (ma è poi vero?) rispetto a quelle appartenenti all’area scientifica, nota anche con l’acronimo di “STEM”(science, technology, engineering e mathematics).

Un interessante paper a cura del Centre for European Policy Studies, redatto dalle ricercatrici Miroslav Beblavý, Sophie Lehouelleur e Ilaria Maselli, prova a far luce sulle motivazioni che giustificano queste scelte confrontando i dati di quattro macro-aree di studio (e più precisamente scienze sociali, studi umanistici, “Stem” e servizi non commerciabili, ovvero Medicina) non solo in Italia, ma anche in Ungheria, Francia, Polonia e Slovenia. Arrivando alla conclusione che la scelta della facoltà universitaria potrebbe essere legata a un calcolo di tipo economico (in rapporto al tempo investito nello studio) e più precisamente alla considerazione che l’intraprendere una carriera universitaria in una disciplina scientifica – senz’altro non priva di sacrifici – non possa essere ripagata in termini di ritorno monetaristico. Il risultato? La scelta ricade più spesso sull’area sociale, in facoltà come Economia o Scienze politiche, considerate meno faticose e più produttive nel breve termine.

Lo studio, così come riportato da Il Sole 24 Ore, prenderebbe in esami vari fattori tra cui il beneficio che si può attendere a 5 anni dal conseguimento del titolo in rapporto al fattore “tempo”, ovvero al numero delle ore trascorse a studiare e (considerate) sottratte ai primi guadagni. Il valore così ottenuto premierebbe le facoltà di Economia, Giurisprudenza e Scienze Politiche, penalizzando le facoltà dell’area STEM, superato in negativo – ma solo nel breve periodo e in particolare per l’Italia – dalle discipline umanistiche.

Un dato curioso è che il ritorno più basso dell’area STEM riguarderebbe proprio le studentesse italiane: che le prospettive future di guadagno del genere femminile non possano giustificare il grosso investimento in termini di studio che richiede questo genere di discipline? O che viga ancora un retaggio culturale penalizzante nei confronti delle donne che provano a farsi strada in questi settori?

Image Credit: PathDoc/Shutterstock.com

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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