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Sciame sismico in Calabria: quanto è grande il rischio di un forte terremoto

Negli ultimi tre giorni in Calabria si sono verificate sei scosse di terremoto di magnitudo superiore a 2 gradi della scala Richter, tutte nei distretti sismici Tirreno Meridionale e Costa calabra occidentale (tre eventi ciascuno). Che sia in atto da tempo uno sciame sismico è ben noto, così come sono note le scosse di terremoto di media intensità verificatesi nel mese di luglio e soprattutto quella del 28 settembre scorso a Palmi, di magnitudo 4.2. Cosa sta succedendo sulla costa tirrenica calabrese? Niente di particolarmente allarmante, o meglio, di non previsto: ecco perché.

Se ricordiamo che la Calabria è una delle regioni con il maggiore rischio sismico in Italia diciamo una banalità. Nel mare di fronte alla costa tirrenica è presente un vulcano attivo, lo Stromboli. Poi c’è il Marsili, il vulcano sottomarino nel cuore del Mar Tirreno, tra Sardegna, Sicilia, Campania e appunto Calabria. Insomma, che si possano verificare terremoti in mare o nei pressi della costa, come avvenuto in questi giorni, è del tutto normale. Allora perché sale il timore di possibili scosse sismiche anche di forte intensità?
Secondo padre Martino Siciliani, direttore dell’Osservatorio sismico “Andrea Bina” di Perugia, uno dei più antichi d’Italia, la Calabria è proprio la regione più a rischio terremoti in Italia. In un’intervista a Interris, lo scienziato ha ricordato che il tempo di ritorno dei terremoti è piuttosto lungo, anche se non quantificabile con precisione. Per questo motivo Siciliani afferma che nelle ultime zone colpite da eventi sismici forti, quali Umbria, Abruzzo, alto Lazio e Marche, è del tutto improbabile che si verifichi un terremoto di simili proporzioni nel giro di 10/15/20 anni. Così è stato infatti per il Centro Italia, che prima del 2016 aveva patito un evento sismico di grave intensità nel 1997. «L’area più a rischio, attualmente, è la Calabria. Non voglio fare allarmismo – dice padre Siciliani – è solo di una valutazione generica. Si tratta però di una zona molto vulcanica e nella quale è presente una grossa faglia. Dal terribile sisma del 1908, poi, gli unici eventi registrati hanno avuto un tenore piuttosto ridotto. D’altra parte è possibile che il tempo di ritorno possa durare ancora molti anni».

Alfonso Aliperta, presidente dell’Ordine dei geologi della Calabria, all’indomani del terremoto del 14 luglio scorso con epicentro a Tropea, diceva che la scossa era stata un’evento sismico del tutto normale. Aveva però «riportato alla mente dei calabresi la preoccupazione di vivere in un territorio ad elevata sismicità, con una storia di eventi sismici distruttivi che, nei secoli, hanno periodicamente raso al suolo o danneggiato gravemente molti centri abitati». E’ stato così infatti con lo sciame sismico del 1783, che colpì la parte meridionale della regione da Catanzaro fino allo Stretto e con il terremoto del 1908 che distrusse Messina e Reggio Calabria.

Qualche anno fa il geologo Carlo Tansi, oggi responsabile della Protezione Civile calabrese, ricordava come la placca Europea insieme a quella africana si stiano spingendo l’una contro l’altra, facendo muovere la Calabria di 7 millimetri l’anno. Ecco perché forti terremoti possono essere la normalità, purtroppo, in Calabria. Tansi ricordava anche che “I dati scientifici insegnano che molti raggruppamenti di sismi e sciami sismici iniziano e poi muoiono senza dare origine a scosse catastrofiche. La sismicità dipende dalla presenza di faglie attive che determinano i terremoti». Quindi, l’attività di attento monitoraggio delle faglie rappresenta un strumento potentissimo di prevenzione, così come gli interventi sugli edifici a rischio.

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«I terremoti – fa notare padre Siciliani – possono verificarsi lungo zone molto ampie, quindi è difficile capire dove avverranno. L’attività dei vulcani, invece, è localizzata, pertanto le indagini sono relativamente più semplici. Per entrambi i fenomeni bisognerebbe conoscere tre parametri: dove, quando e i rischi connessi. Se nel caso dei terremoti non si può conoscere nessuno di questi elementi, in quello dei vulcani sappiamo il luogo dove avverrà l’eruzione e cosa potrebbe comportare». L’unica cosa che non possiamo sapere con buona approssimazione è il “quando”, ma quanto sia grande il rischio l’abbiamo capito.

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Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

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