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Scomparsa Maria Chindamo, suicidio marito: per la criminologa Bruzzone il punto di partenza per le indagini

La criminologa Roberta Bruzzone sulle pagine di Giallo, settimanale per il quale cura una rubrica sui fatti più scottanti di cronaca nera, ha fatto il punto sull’inchiesta relativa alla misteriosa scomparsa della imprenditrice agricola calabrese, Maria Chindamo.

Anche per la nota dottoressa si tratterebbe, alla luce di quanto emerso dalle indagini condotte della procura di Vibo Valentia che sta lavorando di concerto con quella di Messina, di un caso di omicidio volontario e occultamento/distruzione di cadavere.

Maria Chindamo, come spiega la Bruzzone, sarebbe stata vittima di “un agguato pianificato da tempo, nei minimi dettagli”. A supporto di questo convincimento vi sarebbe un elemento molto significativo per gli inquirenti, “che da pochi giorni avrebbero predisposto una serie di perquisizioni e sequestri nella zona di Rosarno: l’unica telecamera della zona risulterebbe essere stata manomessa”. Un indizio, questo, che farebbe pensare alla premeditazione, e che chi ha commesso il presunto omicidio conoscesse bene il luogo (l’azienda agricola a Nicotera) e la vittima.

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E poi, non meno importante, l’inquietante coincidenza del sequestro avvenuto nel giorno del primo anniversario della morte del marito dell’imprenditrice, suicidatosi per non aver retto al dolore della loro separazione: “A mio avviso può rappresentare un buon punto di partenza per le indagini sotto il profilo vittimologico”, ha precisato Roberta Bruzzone.

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