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Scorta a Liliana Segre, Ruth Dureghello: «Andiamo a stanare gli odiatori seriali»

«Liliana dovrebbe essere un esempio inattaccabile, un eroe nella percezione, invece ci troviamo a doverla proteggere dagli odiatori seriali che non si vergognano nemmeno più di nascondersi, allora andiamoli a prendere, andiamoli a stanare, perché dobbiamo continuare a subire tutto questo?» E’ durissima Ruth Dureghello, Presidente della Comunità ebraica di Roma, questa mattina ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

ruth dureghello scorta a liliana segre

La scorta a Liliana Segre

Dureghello ha parlato a lungo della vicenda che ha portato l’assegnazione della scorta a Liliana Segre. «Dal mio punto di vista questa vicenda ha un significato grave – ha affermato la presidente della Comunità ebraica della capitale –  Liliana non è soltanto la senatrice nominata per testimoniare la memoria, Liliana è chi la memoria l’ha sofferta sulla sua carne, nella sua anima. E’ un modello, un emblema. E quando in un Paese democratico si arriva soltanto a immaginare, o peggio ancora a manifestare in maniera volgare e violenta minacce verso Liliana vuol dire che si è andati oltre».

Ruth Dureghello

Poi Ruth Dureghello ha parlato anche della sua condizione di minacciata, da oltre tre anni. «Il Paese sembra andare alla deriva su questi temi – ha detto alla radio romana – Io vivo scortata da ormai più di 3 anni, così come altre personalità del mondo ebraico, e ringraziamo l’attenzione del Ministero e della prefettura. Liliana dovrebbe essere un esempio inattaccabile, un eroe nella percezione, invece ci troviamo a doverla proteggere dagli odiatori seriali che non si vergognano nemmeno più da nascondersi, allora andiamoli a prendere, andiamoli a stanare, perché dobbiamo continuare a subire tutto questo? L’elemento che cerchiamo di trasmettere ai ragazzi durante le visite ai campi di concentramento è che questi campi non sono comparsi all’improvviso».

Ruth Dureghello: «In Italia non c’è stata un’elaborazione culturale su chi fossero davvero le vittime e i carnefici»

«C’è stato un inizio, quando è iniziata una propaganda violenta contro gli ebrei di tutta Europa, quello era già uno sterminio – ha ricordato Dureghello – Doveva essere una responsabilità culturale comune, soprattutto dopo la 2° guerra mondiale, trasmettere questo ai giovani. In alcuni Paesi è avvenuto di più in altri meno. In Italia non c’è stata un’elaborazione culturale così forte della società su chi fossero davvero le vittime e i carnefici. Quando oggi un mago della tastiera si mette dietro un pc per sfogare la sua rabbia, spero che non abbia la contezza di cosa stia scrivendo quando offende Liliana Segre. Come me lo spiego? Per prima cosa c’è ignoranza, poi una crisi valoriale in termini assoluti, il fatto che i modelli a cui ci si ispira utilizzano sempre di più parole d’odio. Definiamo cos’è odio razziale, altrimenti viene tutto bollato come goliardia. Dalle parole ai fatti il passaggio è spesso brevissimo e incontrollabile».

ruth dureghello

«Il pericolo è il passaggio dall’essere spregiudicati a mettere la figurina di Anna Frank. I suprematismi e i suprematisti, cioè coloro che tendono a organizzarsi per riaffermare la supremazia di alcuni rispetto ad altri –  continua Dureghello – non sono isolati di psicopatici. Il tema è fortissimo in tutta Europa. La scorta a Liliana Segre è il fallimento di tanti anni di cultura europea. Noi viviamo una condizione, ahimè, per cui dobbiamo ringraziare di essere protetti. Non è una condizione di sofferenza, ma di civiltà, perché l’Italia ha fatto scelte importanti per proteggere ciascuno di noi quando l’odio si è palesato. Ma poi non è che soltanto noi siamo le vittime, gli effetti di quest’odio si ripercuotono dappertutto. L’antisemitismo è il primo dei segnali di una società che sta perdendo i propri fondamenti e da lì ad altro il passaggio è inevitabile, è una cosa che riguarda tutti, attenzione a far pensare che sia solo un problema degli ebrei».

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Written by Andrea Monaci

48 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it, ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto tra gli altri per il "Lavoro e Carriere" e "Il Secolo XIX". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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