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Scuola italiana rapporto Ocse: meglio di come si crede, con buona pace di quelli che “all’estero è sempre meglio”

Uno degli sport nazionali, che solitamente si disputa al bar, è quello di sentenziare che all’estero qualunque cosa funzioni meglio che in Italia. Perché lagnarsi, diciamolo, ha sempre un suo fascino. Figurarsi poi quando si profila l’ipotesi di sparare colpe a destra e manca per le proprie inettitudini. In realtà non tutto è proprio da rottamare, a partire dal nostro sistema scolastico. L’Ocse fa riferimento a uno studio elaborato dalla Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico basato sul confronto tra i dati delle indagini Ocse-Pisa sulle competenze scolastiche e sulle competenze degli adulti (26/28 anni).  Emerge che le differenze socio-economiche di partenza pesano meno nell’ambito scolastico, il nostro Paese si posiziona a ridosso della media delle 21 nazioni esaminate in accezione positiva, rispetto ai valori della ricerca.

I dati ci dicono che la scuola italiana è una scuola inclusiva, capace di supportare le studentesse e gli studenti che partono da condizioni più svantaggiate. Una scuola di cui possiamo essere orgogliosi e a cui dobbiamo ora continuare a garantire strumenti e risorse perché possa attuare sempre pienamente l’articolo 3 della nostra Costituzione, garantendo a tutte le ragazze e tutti i ragazzi pari opportunità e uguaglianza. In questa direzione vanno gli investimenti che stiamo facendo sulle competenze delle studentesse e degli studenti attraverso i fondi PON che abbiamo messo a bando nelle scorse settimane. I dati Ocse confermano che il nostro sistema scolastico funziona: fra le nostre e i nostri quindicenni le differenze socio-economiche di partenza pesano meno che in altri Paesi. Questo divario, però, torna a farsi sentire dopo l’uscita dal sistema scolastico. È quindi molto importante investire anche sull’acquisizione di competenze lungo tutto l’arco della vita e aiutare le ragazze e i ragazzi, soprattutto chi è in condizione di svantaggio, ad affrontare al meglio la transizione dalla scuola agli studi successivi o nel mondo del lavoro” questo il commento del neo ministro dell’istruzione Valeria Fedeli

E’ capitale sottolineare che, al momento, la scuola pubblica italiana vanta – spesso – una preparazione migliore rispetto alle scuole private. Questo dato è importante soprattutto se si pensa a Paesi con economie di primo piano, come la Gran Bretagna, dove si verifica la situazione contraria: le scuole private garantiscono un buon livello di istruzione laddove il sistema pubblico lascia molto a desiderare. L’Italia deve tenersi stretto e perfezionare questo trend.

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