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Serena Mollicone indagati a processo? Il padre fa nuova inquietante rivelazione

Omicidio Serena Mollicone news: l’esito della perizia dei Ris ha dato ragione a papà Guglielmo, che in questi 17 anni non si è mai rassegnato ed ha tenacemente combattuto per avere la verità sulle circostanze in cui la sua giovane figlia fu uccisa il 1° giugno 2001, per poi essere ritrovata cadavere due giorni dopo, nel boschetto di Fonte Cupa ad Anitrella. L’uomo l’aveva sempre sostenuto in questi anni, che il delitto si era consumato all’interno della caserma di Arce, dove quel giorno la ragazzina si era recata per denunciare un spaccio di droga in città. Ad oggi risultano iscritte nel registro degli indagati cinque persone: l’ex maresciallo dei carabinieri di Arce, Franco Mottola, la moglie Anna e il figlio Marco accusati di omicidio volontario; aggiunti di recente nella lista dei sospettati, l’appuntato Francesco Suprano, accusato di favoreggiamento, e l’ex vice comandante della stazione dei carabinieri, il luogotenente Vincenzo Quatrale, che deve rispondere dei reati di ‘concorso morale in omicidio’ e anche di ‘istigazione al suicidio’ nei confronti del brigadiere Santino Tuzi.

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E ora, dopo 17 anni, il giallo si è quasi totalmente risolto: i Ris sono arrivati a conclusione del fatto che la povera Serena fu uccisa proprio all’interno di quella caserma del comune in provincia di Frosinone. I Ris pertanto hanno confermato il principale sospetto dei magistrati della Procura di Cassino. A giorni ci sarà la chiusura delle indagini e tutto lascia presupporre che, alla luce dei nuovi elementi acquisiti dalla magistratura inquirente, tutti gli indagati o una parte di questi saranno rinviati a giudizio. Guglielmo Mollicone, il papà di Serena, ha commentato i nuovi clamorosi sviluppi delle indagini intervistato a “La Storia Oscura” su Radio Cusano Campus: “Io credo che finalmente siamo vicini alla verità. Questa è realmente la svolta, la prova scientifica che si cercava da tempo. Grazie ai Ris adesso si va più spediti verso l’arresto e il processo per questi banditi che hanno ucciso mia figlia nella caserma dei carabinieri di Arce. Nonostante due archiviazioni dell’inchiesta frutto dei numerosi errori fatti da chi indagò all’inizio, investigatori e periti che evidentemente cercavano ma non volevano cercare, ho sempre avuto fiducia nella giustizia; per questo non ho mai mollato e sono andato sempre avanti alla ricerca della verità”.

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Guglielmo ha poi spiegato: “Chi uccise mia figlia aveva paura di Serena perché lei ebbe il coraggio di andare nella caserma dell’Arma per denunciare l’enorme spaccio di droga che all’epoca c’era ad Arce, terzo polo dello spaccio di stupefacenti dopo Roma e Napoli. Spaccio controllato da un boss camorrista capo degli Scissionisti”. Poi la rivelazione di un altro particolare inquietante: “Furono in tanti a depistare le indagini, anche l’allora parroco di Arce il quale disse che Serena era morta a causa di un giro di messe nere e riti satanici. Un sacerdote che mi impegnai personalmente a mandar via da Arce proprio per questo motivo raccogliendo più di 500 firme. Il Vescovo della Diocesi mi ascoltò e lo trasferì”.

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