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Sergio Mattarella Presidente della Repubblica: storia del rapporto difficile con Silvio Berlusconi

Sergio Mattarella e Silvio Berlusconi, due nomi cardine della storia del nostro paese, due personaggi tra cui non è mai corso buon sangue, tanto che l’ex premier si è riservato di votare scheda bianca alle elezioni che hanno appena incoronato il magistrato siciliano Presidente della Repubblica. Scopriamo insieme perché.

Il nome di Mattarella viene spesso associato a quello del fratello Piersanti, presidente della Regione Sicilia ucciso dalla mafia nel giorno dell’Epifania del 1980. Ma c’è forse un altro fatto per cui il nome del nuovo inquilino del Quirinale è conosciuto- sopratutto da chi ha qualche anno in più: quello del no alla legge Mammì.

Era il 1994 e l’allora presidente del consiglio Giulio Andreotti aveva posto sulla legge che avrebbe sanato le tre reti del Cavaliere la questione di fiducia: Mattarella, che era ministro dell’Istruzione, si dimise per protesta insieme ad altri quattro ministri, spiegando che era “inaccettabile porre la fiducia per violare una direttiva comunitaria”. A questo proposito Le Monde scrive oggi: “[Mattarella, ndr] si concesse persino il lusso di dimettersi da un governo che trovava troppo accomodante con il magnate dei media”.

Nel pieno scontro interno al Partito Popolare Italiano, poi, definì l’ipotesi che Forza Italia potesse essere accolta nel Ppe come un “incubo irrazionale” e l’allora segretario del Ppi, Rocco Buttiglione– che cercava l’alleanza con la destra berlusconiana- “El general golpista Roquito Butillone”. Nel 1995 si lasciò sfuggire un giudizio ancor più duro e diretto, dicendo: “Dopo il gran premio di Imola, la finale di coppa Uefa, tutte le occasioni e tutte le telecamere sono buone per la Fininvest per scatenare la sua offensiva sui referendum, naturalmente aggirando o forzando le norme che regolano le campagne elettorali. La spregiudicatezza con cui si muovono gli uomini Fininvest è la prova lampante di quali siano gli interessi realmente in gioco”.

Ma forse l’attacco più duro risale al giugno 1998, quando Silvio Berlusconi si autoproclamò erede di Alcide De Gasperi: “Caro Berlusconi– scrisse Mattarella- non basta invadere l’Impero Romano per diventare un civis romanus. Pensi alla storia e ricordi che quando gli Unni e i Vandali invasero l’Impero Romano, che non era casa loro, provarono a fare i Romani, ma essendo barbari non ci riuscirono”. Della serie: barbaro eri e barbaro rimani.

Chi conosce un minimo Silvio Berlusconi non avrà difficoltà ad immaginare le ragioni dell’astio che corre tra i due, anche se alcuni organi di stampa avrebbero rivelato di una telefonata di questi giorni in cui Berlusconi avrebbe cercato di rasserenare i toni. Berlusconi che appare come il grande sconfitto di queste elezioni, colto con le spalle al muro. “[Mattarella, ndr] un uomo dalla schiena dritta, che viene dall’ala sinistra della Dc – sottolinea ancora il francese Le Monde- e che rappresenta tutto quello che Berlusconi detesta: il rigore, la freddezza, il rispetto del diritto, le convinzioni”.

Figurarsi cosa potrebbe, un tipo così, esser gradito all’ex premier. “Sergio, raccontano dalla Consulta, è uno che le sentenze se le scrive e, non contento, le esamina fin nelle virgole” scrive l’Espresso. E adesso sono in tanti a chiedere a Mattarella che si opponga anche al “salva-Berlusconi”.

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