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“Sfida accettata” su Facebook: cosa ne pensa chi davvero combatte contro il cancro?

Ero in vacanza quando ho scoperto che una mia amica ha smesso di soffrire, vinta da un sarcoma sinoviale contro il quale combatteva dall’età di 16 anni. Ogni giorno si sentono notizie del genere, ma non basta l’empatia: solo quando lungo il tuo cammino ti trovi ad affrontare davvero una situazione capisci quel tipo di dolore. Capisci cosa prova chi ha il cancro, il dolore dei famigliari, degli amici e persino dei medici che devono comunicare ai cari del paziente che non esiste una via d’uscita, distruggendo ogni speranza, come un castello di sabbia al vento. A questo punto mi chiedo cosa avrebbe pensato la mia amica se avesse avuto la possibilità di leggere “Sfida accettata” su Facebook. Mi chiedo che tipo di sfida accettano le persone che non hanno mai avuto a che fare con la nausea che arriva puntuale dopo la chemioterapia. Contro cosa combattono le persone che possono permettersi il lusso di postare una foto in bianco e nero su Facebook?

Sfida accettata” doveva essere una campagna di sensibilizzazione contro il cancro, ma è diventata una moda che si unisce al coro di chi scrive “Condividi questo stato se hai un cuore“. Un conto è postare una foto in bianco e nero, così come tempo fa andava di moda l’immagine del profilo con i colori dell’arcobaleno, un altro conto è chiedersi come deve essere vivere con il cancro: “Sensibilizzare le persone alla lotta contro il Cancro, è farle pensare a cosa sia davvero. A cosa provano i malati e chi li accompagna. È fare prevenzione, essere informati, è imparare a parlarne. Essere sensibili alla lotta contro il Cancro, è immaginarsi senza capelli, con dieci chili di troppo per via del cortisone e senza forza per andare verso il bagno. Essere sensibile è chiedersi “come starei io?” scrive Magica Debby, una donna di 41 anni malata di cancro che ha risposto in questo modo alla catena “Sfida accettata“.

La mia amica, le persone che ha conosciuto in reparto, quelle che si sono spente prima di lei, quelle che ancora non hanno smesso di sperare, hanno combattuto e continueranno a farlo, non su Facebook, ma nella vita reale: “Sfida accettata” ha un significato solo se chi posta la frase è davvero consapevole di quel che sta facendo, in tutti gli altri casi è una mera corsa al like. Credo, quindi, che la campagna di sensibilizzazione per la lotta contro il cancro non sia irrispettosa in quanto tale: usare i social network come Facebook per trasmettere un messaggio positivo è corretto, ma ogni persona, nella sua intimità, dovrebbe capire che si tratta di un tema delicato ed importante. Pertanto, i malati di like dovrebbero rispettare i malati di cancro semplicemente tacendo.

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