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Si alza il vento e si porta via Hayao Miyazaki

Hayao Miyazaki, animatore e regista nipponico entrato nel mito ancor prima di invecchiare o morire, sta per fare due cose. La prima è consegnare alle sale cinematografiche la sua ultima opera “Si alza il vento” per pochissimo tempo; in Italia sarà nelle sale cinematografiche da oggi sabato 13 settembre 2014 fino a martedì 16 settembre. La seconda è far calare il sipario sulla sua carriera cinematografica e sospendere a tempo indeterminato l’attività dello Studio Ghibli, fondato con il collega Isao Takahata agli albori degli anni Ottanta.

Hayao Miyazaki si ritira

Fellini diceva che un cineasta vero, per necessità, passa la vita a fare sempre lo stesso film. Sarebbe ridondante mettersi a codificare gli indizi – per la millesima volta – che Miyazaki ha disseminato in ogni suo corto o lungometraggio; tirare le somme di una carriera tanto geniale e monumentale condurrebbe, inevitabilmente, alla venerazione. “Si alza il vento”, presentato l’anno scorso alla Mostra del cinema di Venezia in anteprima mondiale per volere di Miyazaki – che ha dichiarato di amare in maniera sconfinata il Lido, impregnato della malinconia necessaria per ospitare il suo canto del cigno – è per l’ennesima volta la storia di gente che vola. Come in Porco rosso, come sull’albero insieme a Totoro, come il Castello errante, insomma come sempre e come il piccolo Hayao ha visto fare a suo padre, ingegnere aeronautico durante la Seconda Guerra.

Che cosa ti piace dell’Italia? “L’arte, guarda, l’arte italiana la respiri per strada. Gli italiani sanno davvero come si vive, quando vengo in Italia mangio delle cose che non esistono neppure nel pensiero migliore. bla bla bla Pulcinella; bla bla bla Leonardo. Così rispondono in molti, legittimamente.
E a te cosa piace dell’Italia? “A me piace tantissimo la storia dell’Aeronautica militare italiana, soprattutto il periodo risalente alla Seconda Guerra. Mi piace l’Ingegnere Caproni“.  Direbbe Miyazaki, a conti fatti.

studio ghibli

In fondo le regole aristoteliche inerenti la narrazione sono sempre quelle. Abbiamo avuto e avremo degli incantevoli manieristi capaci di muoversi sulla partitura con una grazia rara. Chi l’ha detto che il manierismo possa essere alla portata di tutti? Dipingimela tu “La caduta dei giganti” se ne sei in grado. Però il manierista non calcola la bellezza delle città di porto, delle strutture in ferro, del sangue sulle piastrelle di ceramica brutte delle metropolitane. Miyazaki è stato progettato, al pari di un Brunelleschi o di un Meliès, per trascinarci tutti avanti di un metro e anche qualcosa di più.

Cosa ci racconta in fondo Miyazaki? Di nuovo proprio nulla. Solitudini, pulsioni sessuali acerbe, sfilate di creature fantastiche, un pantheon di stranezze tanto affascinanti quanto agitate da passioni contrastanti. Non è cosa, bensì come ce lo racconta. La gentilezza di Senzavolto quando si impunta per regalare a Chiquiro tutti i gettoni per la lavanderia che ha rubato per lei, per facilitarle il lavoro. Il modo primitivo con il quale cerca di consegnarli producendo versi incomprensibili; la tristezza sul volto di Senzavolto – che già crea un paradosso che sfiora il miracolo – mentre percorre un viaggio strano in una metropolitana sul mare che ha, come capolinea, una foresta.

Miyazaki e il vento. Il Ghibli, nome libanese dello Scirocco. Non fermarti al vento, il vento è manierista. Arriva allora alla seconda declinazione del Ghibli ovvero quel capolavoro di ingegneria aeronautica progettata dall’ingegner Pallavicino e costruita dall’azienda dell’Ingegner Caproni negli anni Trenta: un monoplano bimotore con cui si va leggeri battezzato Ghibli.
Per fortuna Miyazaki se ne va così qualcuno sarà costretto a trovare una prospettiva di osservazione e poi di narrazione che ci trascinerà avanti di un altro metro, almeno. Non fosse altro che per sublimare l’assenza di ciò che abbiamo ricevuto e vogliamo ancora, solo che non sappiamo come tradurre quel desiderio in concreto, per elaborare la corretta domanda serve già la risposta.

Cosa vuoi? Qualcosa di straziante. Mmmh. Non fuziona

Vuoi per caso uno spirito solitario che prima è cattivo, che poi mangi ogni cosa che trovi per noia e poi la vomiti pure? Vuoi che magari questo spirito poi si scopra che sia triste? E magari che stia cercando un amico? E vuoi anche che diventi fedele e collaborativo in cambio di uno straccio di affetto? E che rubi qualcosa di misero come dei gettoni per la lavanderia solo per far felice il suo amico? E che si affoghi pure in un vagone di metropolitana che va sul mare pur di stare con il suo amico?
E’ esattamente quello che volevo, ma non ci sarei mai arrivato se tu non me lo avessi messo davanti!

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