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Silvio Muccino a processo: avrebbe diffamato il fratello Gabriele Muccino

Non è una novità la diatriba che si porta avanti in casa Muccino. Dopo le polemiche a distanza tra Silvio e Gabriele degli ultimi anni, veleni e accuse approdano ora in un processo. Il tutto è stato scatenato da una affermazione di Silvio Muccino nel aprile 2016 alla trasmissione L’Arena.

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«Gabriele è una persona violenta»

Nel lontano, ma non troppo, 2016 Silvio descrisse suo fratello maggiore come «una persona violenta». Raccontò particolari privati sostenendo che Elena Majoni, ex moglie del regista, era stata vittima di «violenze domestiche». Per quelle affermazioni il gup di Roma, accogliendo le richieste del pm Antonio Calaresu, ha rinviato a giudizio Silvio fissando il processo al prossimo 14 gennaio davanti al tribunale monocratico.

Nel corso della trasmissione Silvio affermò: «ci sono stati ripetuti episodi di violenza domestica. Un’estate poi eravamo nella casa di campagna di Gabriele, lui era nervoso e andò in camera da Elena. Quando mi avvicinai alla porta la vidi uscire con una mano sull’orecchio e le lacrime agli occhi. Non sentiva più niente: uno schiaffo le aveva perforato un timpano e ha dovuto subire una timpano-plastica per riacquisirlo in parte».

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L’accusa di diffamazione

Successivamente aggiunse che fu stato costretto a mentire: «Sono stato indotto a mentire e ho negato questo schiaffo davanti ai pm. La mia famiglia ha fatto figurare che fosse un incidente avvenuto in piscina. E alla fine io ho reso falsa testimonianza. Era una mia responsabilità e scelsi la mia famiglia anziché la verità, non me lo sono mai perdonato, avevo 24 anni e feci crac».

Purtroppo per Silvio i magistrati hanno considerato le sue parole diffamatorie, e non gli si può dar torto. La decisione del giudice è stata commentata con soddisfazione dall’avvocato Carlo Longari, legale di Gabriele perché «rappresenta un primo passo verso l’accertamento della verità a fronte di quanto era stato diffuso davanti a milioni di telespettatori nei confronti del mio assistito».

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