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Sincronismo mestruale: bufala confermata da nuovi studi scientifici

Il sincronismo mestruale è solo una bufala? Quasi sicuramente sì. A confermarlo è un nuovo studio scientifico. Questa teoria ha avuto origine nel 1971, quando comparve in uno studio pubblicato su Nature e condotto dalla dottoressa Martha McClintock allo scopo di rispondere alla dubbio: le donne che lavorano o vivono insieme, tendono a sviluppare una sincronia del ciclo mestruale?

Secondo la comunità scientifica degli anni ’70, i dati a conferma del sincronismo mestruale erano sufficienti a rendere vera questa credenza, ma con il passare degli anni sono state evidenziate mancanze e stabilità a questa teoria. L’effetto McClintock, quindi, come dicono in molti, sarebbe solo una bufala o leggenda metropolitana. A rendere deboli i dati a favore della teoria sono stati alcuni studi scientifici più recenti, condotti tra il 1992 e il 1997 e il 2006, pubblicati dalla rivista statunitense Snopes.

I dati odierni non confermano quelli del 1971 e, anzi, molti scienziati si stanno ancora chiedendo da dove abbia avuto origine l’errore sul sincronismo mestruale. I ricercatori sostengono, infatti, che i dati dello studio del ’71 siano stati raccolti su un campione esiguo di soggetti: 135 donne provenienti dalla stessa università, i cui dati sono stati raccolti per un periodo troppo breve, ovvero otto cicli mestruali. Inoltre, i responsi venivano forniti dai soggetti in maniera poco regolare e ‘scientifica’, e non si conoscevano a fondo i rapporti e il grado di confidenza tra le ragazze.

I risultati del ’71, secondo gli scienziati, potrebbero anche essere stati solo una coincidenza. Altri hanno ipotizzato una sorta di comunicazione tramite feromoni che avviene fra le donne, ma non è stata riscontrata alcuna evidenza scientifica. L’errore principale sul quale gli esperti puntano il dito, però, deriva da un fraintendimento sulle tempistiche: la differenza tra i tempi dei cicli mestruali è di soli sette giorni e non di quindici giorni come si credeva. Con un ritardo di venticinque giorni, ad esempio, la differenza si ridurrebbe di soli cinque giorni ed è proprio questo sbaglio e l’errata percezione delle tempistiche ad aver alimentato la bufala.

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