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Sindrome di Brugada, sconfitta italiana alle morti improvvise

Potrebbero essere 50mila vite ogni anno, solo in Italia, quelle salvate dalla scoperta di Carlo Pappone, direttore dell’Unità operativa di Elettrofisiologia e Aritmologia dell’ Policlinico San Donato di Milano. Sono quelle degli affetti dalla sindrome di Brugada, l’aritmia cardiaca responsabile, tra le altre, della morte del centrocampista Piermario Morosini, il 25enne crollato il 14 aprile 2012 nella partita Pescara-Livorno.

Gli esperti parlano già di vera e propria rivoluzione. Essa, afferma il dott. Pappone, “sarà molto importante per tutti quei pazienti che, consapevoli di avere la Sindrome di Brugada, vivono nel terrore delle conseguenze della loro malattia. Altri tentativi per eliminarne i sintomi, e in particolare le aritmie, erano stati eseguiti nel passato con buona percentuale di successo. Ma non avevano come obiettivo l’eliminazione completa della malattia. Questo è il primo studio al mondo in cui una malattia genetica può scomparire applicando una speciale corrente elettrica“.

Si tratta “semplicemente” di un intervento e un ricovero di nemmeno una settimana: “Con un ago – spiega il professore – introduciamo un sondino che viene spinto fino a raggiungere la superficie esterna del cuore e ne rileva i segnali elettrici. In questo modo ricostruiamo l’anatomia e l’attività elettrica dell’organo, individuando con precisione il punto esatto del ventricolo destro in cui si esprime la malattia. Quella è la zona da bruciare“.

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