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Sindrome di Wanderlust: la scienza presenta i “malati” di viaggio

E’ un desiderio che nasce dal profondo di noi stessi, quella voglia di scoprire e vagare per i continenti, con una solo cosa in mente: fare del mondo la propria casa. Quando non lo si asseconda, il desiderio diventa ossessione e guardare tutti i giorni lo stesso tramonto, la stessa alba, le stesse vie e gli stessi scorci è una tortura: se vi riconoscete in queste parole, siete tra i pochi al mondo che possono definirsi malati di viaggio, perché soffrono della sindrome di Wanderlust. Parlavamo di ossessione e non potevamo scegliere parola migliore. Wanderlust, infatti, è un vocabolo tedesco che si compone delle parole Wander, cioè girovagare o vagabondare, e Lust, ovvero desiderio o ossessione.

Studi scientifici dimostrano che la propensione a viaggiare, scoprire il mondo, esplorare continenti in lungo e in largo, dipende dal DNA: Wanderlust è il gene DRD4-7R. Chiamatelo Wanderlust, chiamatelo esploratore, chiamatelo viaggiatore, il gene appartiene alle anime più irrequiete che hanno sviluppato un livello di curiosità superiore. Solo il 20% della popolazione mondiale, infatti, può dire di essere realmente affetta della sindrome di Wanderlust. Gli esperti hanno studiato a lungo il gene dell’esploratore e sono arrivati a delineare una serie di ragioni storiche, geografiche e culturali che identificano i viaggiatori affetti dalla sindrome di Wanderlust. Il gene è più comune tra gli abitanti di quelle zone del mondo che hanno conosciuto una storia che li ha costretti a migrare, come dimostra lo studio di Chaunsheng Chen del 1999: il gene Wanderlust è più popolare tra le persone dei popoli africani che, secoli fa, hanno dovuto percorrere centinaia di chilometri per raggiungere luoghi che offrissero loro migliori prospettive.

Una ricerca più recente, quella di Garret Lo Porto, riconduce il gene del viaggiatore ai comportamenti dell’uomo primitivo: DRD4-7R scatena il viaggiatore, facendo emergere i suoi istinti primordiali da esploratore. Alla luce di quanto emerso dagli studi scientifici in merito, non resta che un’ultima domanda: la sindrome di Wanderlust è una malattia o un vantaggio? Tendenzialmente, chi ha DRD4-7R nel suo corredo genetico è propenso ad osservare il mondo con la genuinità e la voglia di scoprire di un bambino, che non giudica dalle apparenza ma si innamora del mondo incondizionatamente. Se la chiusura mentale è la malattia, Wanderlust è la cura.

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