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Siria: decapitato il reporter americano James Foley, si teme per l’altro collega

Gli jihadisti ieri sera hanno annunciato la decapitazione di un giornalista freelance americano, James Foley, rapito in Siria nel 2012. Il giornalista è ripreso in ginocchio vestito con una tuta arancione che sembra ricordare quella dei detenuti di Guantanamo, a Cuba. Accanto lui un terrorista, vestito in nero con il volto coperto. Si sente Foley pronunciare un breve discorso contro la decisione dell’intervento americano in Iraq, poi è la volta del terrorista, che in inglese con un forte accento britannico, dice: “Questo è James Foley, un cittadino americano… i vostri attacchi hanno causato perdite e morte tra i musulmani… non combattete più contro una rivolta, noi siamo uno stato, che è stato accettato da un gran numero di musulmani in tutto il mondo. Quindi, ogni aggressione contro di noi è un’aggressione contro i musulmani e ogni tentativo da parte tua, Obama, di attaccarci, provocherà un bagno di sangue tra la tua gente”. Subito il terrorista inizia a tagliare la gola del giornalista, nell’immagine successiva, è ripreso il corpo dell’americano riverso per terra in una pozza di sangue e la testa mozzata sistemata sulla schiena.

Siria ribelli decapitano giornalista

Nel breve filmato è inquadrato un altro giornalista americano, Steven Joel Sotloff, anche lui rapito in Siria e la sua vita è appesa ad un filo, il terrorista avverte nel video: “La vita di questo cittadino americano, Obama, dipende dalle tue prossime decisioni”. Le autorità americane stanno esaminando il video per valutarne l’attendibilità, il filmato della durata di 5 minuti è stato postato col titolo “ Messaggio all’America”, in un passaggio vengono riprodotte le immagini dell’annuncio del presidente Obama che dalla Casa Bianca dell’inizio dell’operazione con i raid aerei americani in Iraq.

La portavoce del Consiglio per la Sicurezza nazionale americana Caitlin Hayden ha dichiarato: “Siamo inorriditi dall’uccisione brutale di un giornalista americano innocente”. Mentre la famiglia di Foley si è detta orgogliosa del proprio figlio: “Ha dato la sua vita cercando di rivelare al mondo la sofferenza del popolo siriana”. Foley era un reporter di guerra molto esperto, rapito il 22 novembre del 2012 aveva inviato servizi dal nordovest della Siria, mentre in corso violenti scontri tra i ribelli e il regime di Damasco. Era stato rapito insieme al suo autista e al suo traduttore, in seguito rilasciati. Precedentemente era sopravvissuto ad un altro rapimento in Libia, dove si trovava per il suo lavoro nel 2011. Insieme ad altri due compagni di sventura i due giornalisti, l’americana Clare Gillis e lo spagnolo Manu Brabo, erano stati rilasciati dopo 44 giorni di prigionia. Il suo sito www.freejamesfoley.com, fondato dalla famiglia per sensibilizzare sul suo rilascio è inondato in queste ore da messaggi di cordoglio da tutto il mondo.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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