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So’ ricchioni, sono gay a causa di traumi: l’apologia della diffidenza

Sono due i temi caldi che oggi accendono la fiamma dell’apologia della diffidenza, due vicende al limite dell’assurdo, proiettate nel paranormale di Lost e nella preistoria dei Flinstones, con la piccola grande differenza, che sono state vissute nel Qui e Ora dello zen del territorio italiano. Da una parte, quattro amici in pizzeria ricevono uno scontrino con scritto: “Mi raccomando so’ ricchioni”, dall’altra un consigliere comunale di Palermo, sentenzia: “Chi ci dice che l’omossessualità non è una malattia? La scienza? Quante volte la scienza sbaglia“.

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La prima vicenda, con ordine, vede protagonisti quattro amici, sereni e pacifici a trascorrere una serata in pizzeria. Accoppiata vincente: pizza e birra, trio un po’ meno vittorioso, pizza, birra e conto. Sullo scontrino, oltre alle ordinazioni, è stata inclusa una scritta offensiva: “Mi raccomando so’ ricchioni”. Mi raccomando, che cosa? Di prestare attenzione ai clienti perché possono essere contagiosi o di far pagare senza prestare troppe gentilezze? Di cucinare meglio o di cucinare peggio? La vicenda, inoltre, è avvenuta in data 29 luglio, a Maruggio, ma è stata riportata solamente oggi dal quotidiano Brindisioggi.it.

Uno dei quattro ragazzi ha commentato l’episodio: “Inizialmente non volevamo credere ai nostri occhi. Siamo subito andati dal proprietario del locale per chiedere spiegazioni. Lo stesso è rimasto senza parole, ci ha chiesto scusa anche a nome del cameriere. Il giorno successivo ci ha contattati per farci nuovamente le scuse e dicendoci che aveva allontanato dalla pizzeria il cameriere che aveva scritto la frase offensiva. Noi però in quel locale non ci ritorneremo più.” Quindi, era stato un cameriere al momento delle ordinazioni a fare la raccomandazione. So’ ricchioni, certo.

La seconda vicenda vede un consigliere comunale, Angelo Figuccia, come paladino di giustizia e sentenza, “Chi ci dice che l’omossessualità non è una malattia? La scienza? Quante volte la scienza sbaglia“. Già un anno fa, quando Palermo ospitava il Pride nazionale e la giunta di Leoluca Orlando varava il registro per le unioni civili, aveva sparato il suo missile: “Dio ci punirà, lo dimostra anche l’Arca di Noè“.

Adesso torna alla carica e spiega che, dal suo punto di vista, “i motivi dell’omosessualità vengono da traumi psicologici: per esempio avere assistito a violenze sessuali, oppure essere stato avvicinato da bambino da un prete pedofilo“. Il consiglio comunale ha anche approvato una sua mozione, l’urgenza di celebrare la “Festa della famiglia naturale”. “Io ho scritto anche a Papa Francesco, che però non mi ha risposto: ho spiegato che noi siamo una maggioranza silente e non dobbiamo vergognarci di esprimere il nostro parere contro questo fenomeno, che deriva dalla società malsana, senza valori”, ha detto Figuccia. Ha catalogato l’omosessualità come una malattia: “Sì, la scienza ha detto che non è così, ma quante volte la scienza ha sbagliato? Si parla tanto del metodo stamina, la scienza non lo riconosce, ma di fatto ci sono delle guarigioni. A Galileo gli dicevano pazzo, e poi il mondo girava davvero. E quante volte si sente dire per esempio il pomodoro crudo fa male e poi dopo dieci anni ci dicono che è bene mangiare pomodori crudi?”.

L’apologia della diffidenza non trova spazio in nessun cartone animato, ma si diverte nella realtà.

 

 

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