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Speciale Donne di oggi: Margherita, tra il carcere e la malattia di sua figlia

Continuano su UrbanPost gli appuntamenti con lo speciale Donne di oggi, la rubrica che settimanalmente vi propone testimonianze dal mondo femminile, raccolte grazie alla collaborazione di diverse associazioni che lavorano sul territorio. Per il terzo appuntamento di proponiamo la storia di Margherita, madre detenuta con due figli, che deve affrontare la malattia della più piccola. A rendere disponibile questo racconto è stata l’associazione CIAO di Milano, guidata da Elisabetta Fontana, la prima ad aver creato in Italia una casa famiglia protetta per madri detenute. Ed ecco il suo racconto.

La storia di Margherita

Margherita ha due figli, un marito e una vita faticosa, quella passata e quella presente. Il giorno del suo arresto è stata trasferita in ICAM (Istituto di Custodia Attenuata per Madri) insieme alla figlia più piccola mentre il bambino più grande viene affidato agli zii. Trascorrono i giorni e i mesi, scanditi dalle attività del carcere e dagli impegni di mamma. Un giorno arriva una febbre improvvisa che non si abbassa e grazie alla determinazione e “testardaggine” di una mamma che sa quando c’è qualcosa che non va nella sua bimba, la piccola viene portata al pronto soccorso.

E’ qui che si scopre che la bambina è malata, è affetta da una di quelle malattie che tolgono il fiato, tanto più se ne è colpita una bimba cosi piccola. Alla mamma vengono concessi gli arresti domiciliari in ospedale. Non può allontanarsi, ma non lo farebbe di certo, perché non intende lasciare sola sua figlia, neanche un attimo. 

Trascorrono dieci lunghi mesi tra ansia, preoccupazione e sospiri di sollievo. La bimba affronta tutte le prove alle quali è chiamata con quella forza e quel sorriso che tutti imparano ad amare. E la mamma ha coraggio e una carica di vita che contagia tutti quelli che incontra…perché, quando vivi e condividi certe esperienze, l’ospedale diviene la tua famiglia. Fortunatamente il decorso della malattia è positivo, le cure fanno effetto e il protocollo di cura la inserisce nella fase di mantenimento: finalmente può essere dimessa!

I servizi sociali, ai quali la bambina è affidata, cercano cosi una struttura che le accolga, che abbia cura della mamma e della sua bambina, che le tuteli. Ed è cosi che arrivano all’associazione C.I.A.O., un ponte tra carcere, famiglia e territorio, onlus che dal 2010 ha avviato il progetto “Mamma, sempre e ovunque” per la presa in carico di mamme detenute con i loro bambini, e che ora è riconosciuta come casa famiglia protetta, cosi come previsto dalla Legge 62/2011. Dopo due anni in Icam e dieci mesi in ospedale, mamma e bimba ritrovano così una casa che le accolga. 

La vita alla casa famiglia protetta per madri detenute

Margherita è agli arresti domiciliari, può uscire solo quando deve andare al pronto soccorso o il giudice la autorizza ad accompagnare la figlia ai controlli periodici in ospedale. Può uscire, sempre su autorizzazione, per le sue visite mediche, perché la cura della figlia non deve far dimenticare la cura di sé, della propria salute. Oltre agli operatori, anche le altre mamme si prendono cura di loro: facendo la spesa, portando fuori la piccola, facendosi presenza dove è necessario, e lei ripaga queste attenzioni con la sua disponibilità, la sua fermezza, la sua simpatia. 

Ogni mese la piccola riceve anche la visita del papà, la cui presenza non è mai mancata neanche durante l’ospedalizzazione, grazie alla sensibilità dei giudici e del personale penitenziario che vigila in modo silente e rispettoso. E così trascorrono le giornate: si occupano della casa, cucinano per sé e anche per le altre mamme e i loro bambini, sperimentano nuove ricette, partecipano alle attività proposte dall’associazione, chiacchierano, festeggiano, giocano, ridono e piangono…insomma, vivono!

Ora sono contente, più tranquille e quando capita che debbano stare qualche giorno in ospedale, la bimba continua a dire alla sua mamma che vuole tornare a casa…perché ormai l’associazione è diventata la sua casa, la loro casa. Durante l’ospedalizzazione la mamma ha osservato, chiesto, imparato…e ora è preparatissima nella gestione delle cure, e ha una ferma prontezza nella gestione degli imprevisti che la malattia della bimba le chiede di affrontare. Si prende cura della sua bimba in modo speciale, sapendo dove la sua presenza deve essere affettuosa e accondiscendente e dove deve essere decisa e ferma perché la bimba è diventata nel tempo una “piccola monella”, e questo comunque piace, perché significa che sta meglio. 

Per una mamma detenuta la presenza di un bambino rappresenta il futuro, la prospettiva, la speranza, la volontà di credere di poter creare ancora qualcosa di nuovo e di bello. E Margherita ha due buoni motivi per rivivere la speranza: i suoi due bambini. Ed è forte la gioia e l’emozione che sente quando il figlio grande viene a trovarla, ed è tanta la forza che deve avere quando la pone davanti a dei “perché”, che un bambino cosi piccolo fa fatica a comprendere. Lavorerà anche su questo nei prossimi tempi, sul dare risposte ai suoi figli, sul fare pace con se stessa, sul vivere il proprio presente e sul pensare ad un futuro cosi ancora incerto.

Perché lei la forza ce l’ha, e anche quando i momenti diventano un po’ più difficili e faticosi, lei sa che deve alzarsi e sorridere. Perché non è sola e insieme ce la si può fare. 

Grazie all’associazione CIAO

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