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Speciale spose bambine: Ami Zan lo è stata a 13 anni, oggi ha iniziato una battaglia, diamole voce

La nostra consueta rubrica sulle spose bambine, in collaborazione con i professionisti di Plan International che si spendono nei luoghi interessati a questa barbara tradizione fornendoci storie e materiale fotografico in esclusiva, vi racconta una delle testimonianze tragiche che arrivano dal Sud Est Asiatico. La vita di Ami Zan è il suo fiume, che ha continuato a scorrere senza pietà e senza deviazioni, verso una rotta impostata da un’ingiustizia secolare. Oggi ha 60 anni ma non ha dimenticato la sensazione di come sarebbe potuta andare la sua vita se solo avesse avuto la sacrosanta facoltà di decidere del proprio corpo.

Sta seduta a terra Ami Zan, di fianco a lei le altre donne del villaggio, poco distante sua figlia ventenne. “Mi hanno imposto un matrimonio a 13 anni, il primo figlio l’ho avuto a 14. L’uomo che ho sposato aveva 30 anni più di me“. Un uomo di 43 anni con una bambina di 13, come la chiamate questa se non pedofilia? Il volto della donna si vela di cupezza quando prosegue “Non volevo dare mia figlia in sposa, ma le circostanze economiche non mi hanno lasciato scelta: mio marito era ormai vecchio e malato e non c’era più di che vivere. L’ho fatta sposare a 14 anni, la mia prima bambina.” Non farà lo stesso con la sua seconda figlia, la ragazza che siede vicino a lei e sta terminando gli studi: “Una ragazza non dovrebbe mai essere sposata finché non ha terminato gli studi e non è pronta psicologicamente“.

Torna con la memoria al suo passato spinoso, perché il viso si perde in un dolore personale: “Quando mi sono sposata sono stata così tanto male. Non ho potuto terminare la scuola; volevo diventare un grande professionista ma i sogni non diventano mai veri. I parenti mi dicevano che ora i miei obiettivi dovevano essere cucinare, rassettare e prendermi cura della famiglia. Avevo 13 anni, mi sentivo morire.” Così Ami ha iniziato a cercare mille lavoretti, per realizzarsi anche se in maniera minima rispetto alle proprie aspettative. E’ diventata molto attiva nella sua comunità, imparando a rendersi utile per la collettività. “Adesso che mio marito non c’è più io ho scelto di combattere la battaglia più importante. Giro fra le famiglie del villaggio che hanno figlie piccole e spiego loro tutti i danni dei matrimoni prematuri. La speranza è quella di non far sposare nessuna ragazza prima dei 18 anni e nessun maschio prima dei 21. Bisogna fermare i matrimoni prima che si concludano, sennò non si torna più indietro.”

Si trova tantissima resistenza, non è per nulla facile perché le persone rispondono che da sempre si è fatto così, quindi non può certo essere sbagliata una tradizione secolare. Un’altra cosa da combattere è l’ignoranza in cui ci si ostina a tenere le donne: finché le ragazze sono ignoranti saranno incapaci di giudicare il marito che così potrà disporre di loro a piacimento. Si è risposata e riscattata, Ami Zan, e stavolta ha scelto lei con chi; il suo attuale marito la sta spingendo ad entrare in politica per rendere potente questa sua lotta.

Photocredit PlanInternational

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