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Speciale spose bambine: Brendah 17 anni ci racconta il suo inferno con un anziano alcolista

Inauguriamo la rubrica dedicata alle spose bambine, esclusiva italiana di UrbanPost in collaborazione con Plan International Italiache raccoglie le storie inerenti questa tradizione violenta in tutte le parti del mondo. I professionisti di Plan International presenti sui territori interessati da questi tragici fenomeni raccolgono materiale fotografico e ascoltano i racconti delle ragazzine; la loro missione è combattere la diffusa mentalità che le donne siano creature di scarso valore da privare dei diritti basici quali nutrizione e istruzione. Grazie alla fiducia e professionalità di Brunella Pacia, di Plan International Italia, UrbanPost ha ricevuto queste storie e fotografie; le abbiamo tradotte e ora le consegniamo a tutti perché, per quanto pesanti siano le consapevolezze che ne derivano, non è possibile che tale violenza sia ancora legittimata.

Questa è la storia di Brendah, sposata a nemmeno 17 anni a un anziano alcolista e violento. Nella solitudine della casa coniugale in Chibombo, Zambia, nel luglio 2014 la ragazzina ha scritto queste righe di una tragicità inaudita. Eccole tradotte.

Sono sposata a un uomo vecchio. Nemmeno so quanti anni abbia, non me lo vuole dire. I miei parenti vivono a due paesi di distanza da noi. Sono andata per un poco a scuola ma poi non ho più potuto: non c’era nessuno che la pagasse per me così, cinque mesi dopo il mio ritiro dalle lezioni, mi sono ritrovata sposata a questo signore vecchio.
L’ho incontrato per la prima volta a Lusaka, era andato a fare visita a mio zio; non ha ancora pagato la dote che aveva promesso alla mia famiglia per potermi sposare, però ormai mi ha sposata. Fa il contadino, nient’altro dato che ha abbandonato prestissimo gli studi: preferiva andare a caccia al posto che istruirsi. 

Cosa sogno io? Sogno di vivere pienamente e di possedere una macchina ma la vita è peggiorata così tanto da quando ho dovuto sposarmi, devo fare i conti con tanti conflitti in casa, a partire dalle botte che prendo da mio marito. E’ davvero molto vecchio rispetto a me, sospetto che sia proprio questo a renderlo tanto geloso, mi picchia quando metto piede fuori casa “Dove credi di andare?” mi grida. E’ anche un alcolista, quando è ubriaco le cose peggiorano. Non ho davvero idea di come uscire da tutto questo, certo che vorrei essere sposata, ma con un uomo per bene. Chi vorrebbe essere abusato? 

Ho pianificato di scappare da questo matrimonio, sogno di ritornare dalla mia famiglia. L’ho già detto a mio marito, mi ha detto che non gli importa, del resto lui ha tante amanti e anche due figli fuori dal nostro matrimonio. Devo solo trovare il modo di andare. 
Non ho nessuno con cui parlare, sfogarmi, condividere paure e dolori; lui rifiuta di farmi parlare con chiunque del mio malessere perché crede che se lo facessi metterei in piazza gli affari suoi. Per questo motivo mi ha sequestrato anche il telefono in modo da non farmi avere contatti di nessun tipo con la mia famiglia. Sono sola, isolata in questa casa e non faccio che pensare ai miei amici che forse saranno a scuola a costruirsi delle opportunità per un futuro che io ho paura di non avere più. 

Non sono incinta e non lo sarò mai. Lo scrivo per bene e chiaro: mai. Io voglio controllare il mio corpo, anche quando lui mi picchia, anche a costo di prendere tante botte, io non gli permetto di violentarmi. Quando vuole violentarmi io grido e chiedo aiuto. Sono felice se riesco a non rimanere incinta perché così sarà più facile scappare da questo incubo. 

Dei miei 4 fratelli non so più nulla se non che uno è sposato con figli mentre un altro è morto, così, da un giorno all’altro, dopo un terribile mal di testa. La mia sorellina Mary ha 14 anni, non so dove sia, non parlo con lei da tempo e non ho modo di farlo ma semmai la obbligassero a sposarsi io farò qualunque cosa per fermare quel matrimonio. Lo fermerei, a tutti i costi
Mi è sempre piaciuto giocare con i miei amici, giocavamo insieme a palla. E poi cantavo anzi canto ancora, canto spesso quando sono a casa da sola, cioè sempre, mi rende così felice cantare. La cosa, però, che più mi conforta, il pensiero che mi permette di ricordare cosa sia la felicità, è mia madre. Mi estraneo e penso a mia madre e a tutto il tempo speso con lei, alle belle sensazioni che mi dava essere sua figlia. Ero felice vicino a mia madre, ero una figlia. 

Il nome della minore è stato modificato per ragioni di privacy.

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