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Speciale spose bambine: Christiana è passata per la guerra, il matrimonio, le botte e ha 17 anni

Eccoci al consueto appuntamento settimanale che Urban Post dedica alle spose bambine; le storie che vi raccontiamo sono delle esclusive nazionali che ci vengono fornite dai professionisti di Plan International che operano nei territori dove le bambine ancora oggi vengono costrette a sposarsi in tenera età abbandonando gli studi per motivi esclusivamente economici e logistici.

Christiana ha 17 anni e sulle spalle una storia di violenze e abbandoni che lascia pietrificati. Quando ha capito che era spacciata? Probabilmente il giorno in cui la maestra si è accorta che la ragazzina non aveva l’uniforme e il materiale scolastico richiesti dall’istituto. L’ha fatta sdraiare sulla cattedra davanti a tutta la classe e l’ha picchiata ferocemente, convinta di dare il buon esempio. Christiana non piangeva per le botte, piangeva perché sapeva che era finita: lei non avrebbe mai potuto permettersi l’uniforme o i libri e questo significava bruciarsi il futuro. Se la maestra avesse saputo da che vita veniva Christiana magari l’avrebbe graziata? Chissà.

In Sierra Leone c’è la guerra civile, quella di cui non si parla in tv o sui giornali, perché ormai è talmente radicata in quei territori che non fa nemmeno più notizia. E poi, tanto, alla fine si ammazzano fra di loro: dice così la gente al bar, no? La guerra e la miseria hanno portato i genitori di Christiana ad abbandonarla; uno zio si è preso cura di lei finché la bambina non aveva 12 anni, ovvero finché non è morto. Da quel momento la bambina ha iniziato la triste peregrinazione da un parente all’altro, pregandoli di poter continuare a studiare: lei che era la più brillante della scuola intera. Ma studiare costa, ci vuole l’uniforme, vi vogliono i libri: se vai a scuola senza, pur di continuare a studiare, pur di non mollare nonostante la miseria, la maestra ti picchia e ti umilia davanti a tutti e nessun parente ti accetta più in casa.

 

Ed è così che i parenti stanchi di quel peso rintracciano la madre di Christiana, che si è risposata e ha un nuovo marito che immediatamente si rifiuta di pagare gli studi della ragazzina ormai 15enne. Così Christiana va a lavorare in un negozio di alimentari, senza nessuna speranza per il suo futuro. Un uomo molto avanti con l’età la vede al negozio e paga il corrispettivo di circa 50 euro alla madre di Christiana che, per quella cifra, la dà in sposa contro il volere della piccola. “Ero piccola e lui era grande, proprio fisicamente troppo grande. E poi era un vecchio, poteva essere il padre di mio padre. Avevo il terrore di quest’uomo ma a lui non interessava, anzi mi forzava; mi diceva che ero obbligata a fare sesso con lui, se non lo facevo erano botte.” Quando Christiana dice botte intende proprio forti: una volta il marito la picchia talmente tanto forte da farla quasi diventare cieca. I parenti sanno ma stanno a guardare tranne un cugino che la aiuta a fuggire: quell’incubo dura cinque mesi, la ragazzina scappa e non torna mai più indietro, se lo facesse verrebbe uccisa.

Da allora ha iniziato a girare di casa in casa, a seconda di chi le desse ospitalità e spesso rimaneva anche in strada finché non si è unita al progetto di Plan International a tutela del potere delle ragazze, capovolgendo di fatto la sua vita. La studentessa brillante ora è tornata e insegna anche, vivendo nella casa messa a disposizione dall’associazione; adesso è la presidentessa del gruppo e ha rappresentato la scuola in un concorso regionale piazzandosi seconda. Adesso parla al passato ma un dolore del genere non se ne va mai del tutto, anzi: “La mia storia è piena di dolore, sento gli effetti di quel dolore tutti i giorni. Certi giorni quando sono a scuola mi devo allontanare da tutti per mettermi in un angolo e piangere, quando mi chiedono perché piango non posso raccontare tutto, allora fingo il nulla. Quando vedo ragazze che hanno avuto il mio stesso vissuto le riconosco, chi l’ha provato lo riconosce il segno di una determinata violenza sugli altri. Vado sempre a parlare con loro, le incoraggio, dico loro che ce ne andremo da questo dolore, deve essere per forza così“.

Il nome della minore è stato modificato

Photocredit Plan International

 

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