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Speciale spose bambine: Nasreen è intelligente, per questo ha pagato un prezzo mostruoso

Eccoci al terzo appuntamento della rubrica settimanale che racconta le storie di spose bambine, esclusiva italiana di UrbanPost in collaborazione con i professionisti di Plan International Italia che da tutto il mondo ci forniscono le testimonianze dirette di queste ragazzine, poco più che bambine, che subiscono questa deriva sociale mostruosa. La storia di oggi è particolarmente dura e crudele, sono tre le vittime e ognuna ne esce con il suo inferno tascabile, modellato su scelte che in realtà altro non erano che vicoli ciechi.

Nasreen ha 15 anni e ha fatto presto conoscenza con la “sindrome dei superstiti” che affligge coloro che si sono salvati da una tragedia assistendo impotenti all’evento che ha spazzato le vite di chi era loro vicino. Ma per Nasreen c’è un’aggravante: doveva esserci lei al posto di chi è stato inghiottito.

Era tutto pronto, Nasreen avrebbe dovuto essere data in sposa ancora bambina come si usa in molte comunità rurali del Pakistan. Pochi giorni prima del matrimonio ha trovato il coraggio di confessare il desiderio di continuare a studiare. Come fare? Come salvare un equilibrio fragile che la famiglia non poteva permettersi di rompere con il cugino al quale era stata promessa? Ed è qui che arriva la scelta straziante: Luckily, sorellina minore di Nasreen dovrà contrarre il matrimonio, non si potrà rifiutare una seconda volta. Nasreen ha un bel faccino sveglio ed è portata per gli studi, anche i professori l’hanno riconosciuto, al personale di Plan International la ragazzina racconta il suo dramma:  “Volevo continuare a studiare ma tutti insistevano perché mi sposassi quanto prima. Sono stata brava, perché sono riuscita a persuaderli a mandare all’aria il matrimonio anche se la cosa ha creato infiniti problemi e dispiaceri.

Nasreen ora studia attraverso il sistema scolastico supportato da Plan International, ha talento e sta cercando di coltivarlo e trarne il massimo profitto: “Voglio diventare qualcuno, devo diventare qualcuno, così potrò supportare mio fratello e mia sorella. Plan International mi permette di qualificarmi, ho dei bravi professori e non sapete nemmeno quanto sia bello studiare.” I parenti dell’adolescente hanno deciso di supportarla, di puntare su di lei, ma questo atto di coraggio è stato pagato con il peggiore dei sacrifici, un’altra figlia, semplicemente meno portata per gli studi, paga il conto di un matrimonio prematuro.

“Ho il cuore spaccato, sempre, non sono felice. Come posso essere felice sapendo che questo mio diritto è stato pagato con la vita della mia sorellina? Non ha l’età giusta per sposarsi, non ce l’ha lei e non ce l’ho neppure io. In una società dove i maschi valgono più delle femmine è importante che siano sempre trattati bene. Non vanno offesi, rifiutati, sminuiti, a noi tocca sopportare di tutto, rinunciare ad ogni cosa. Questo è l’unico equilibrio possibile?” Ormai lo scambio è avvenuto, Nasreen è destinata a portarsi dentro il peso e l’infame senso di colpa di avere un talento al quale è stato ritenuto ragionevole dare un’opportunità; tutto ciò che fa e tutti gli obiettivi che si è data sono una corona di spine. Non può fallire, non può sbagliare: ha contratto uno di quei debiti, Nasreen, che non finirà mai di pagare.

La madre di Nasreen, deve essere chiaro, è un’altra vittima di questo vicolo cieco, inscritta in una società che considera ogni donna poco più di una maledizione ha dovuto essere pragmatica, scegliere in base alla logica, contenere i danni: bruciare soltanto una figlia, laddove se non avesse investito sul talento di Nasreen, ne avrebbe inevitabilmente bruciate due. “E’ stata un decisione tragica quella di sostenere il talento di Nasreen mandando a monte un matrimonio organizzato, se si fosse sposata i suoi doveri sarebbero stati casa e cucina, avrebbe dovuto essere la serva di suo marito che mai le avrebbe permesso di continuare a studiare.”

Questa madre crede fermamente nel valore dell’educazione e dell’istruzione per le donne: “Voglio vedere Nasreen diventare una maestra, le nostre bambine devono andare sulle loro gambe e per permettere che ciò accada dobbiamo fare il possibile purché vengano istruite. Quasi nessuno qui crede nel potenziale di una buona istruzione, non capiscono che è l’unico modo per spezzare queste catene. Voglio combattere per questo, per tutte le donne pakistane che hanno un talento che possa garantire loro una vita vera.” Per questo la madre di Nasreen ha affidato al centro studi di Plan International sul territorio l’istruzione dell’adolescente, si tratta di una vera e propria avanguardia scolastica per le bambine che hanno la fortuna di potervi accedere.

Questa storia non finisce bene, potrà esserci una splendida carriera per Nasreen ma non arriverà mai la pace della sua coscienza. Potrà mai una madre perdonarsi l’aver dovuto sacrificare una figlia? Potrà mai la piccola Luckily sentirsi di valere qualcosa, stritolata dalle maglie di un matrimonio mostruoso e cosciente di essere stata sacrificata per un investimento più grande di lei? Pagano loro, come ha pagato Brendah, persa nelle sue fantasie di fuga, e come ha pagato Afroza madre bambina in balia di demoni che le tolgono la fame. Perché in una società dove l’essere donna è già un buon motivo per chiedere scusa, l’intelligenza ha un prezzo e te lo fanno pagare con fine sadismo.

Il nome della minore è stato modificato

photocredit Plan International/Bernice Wong

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