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Speciale spose bambine: Pathani e il suo sposo bambino, genitori a 14 anni per colpa della pioggia

Quando una persona subisce un forte trauma spesso si frantuma in tanti io. C’è l’io che tenta di riparare, ridimensionare, riconnettere alla realtà e poi c’è l’io che – a seconda della violenza del trauma, dell’aiuto che riceve, dei fattori ambientali – si congela, si arena e paralizza bloccando le lancette del tempo emotivo interiore. E’ come se un frammento di sé restasse invischiato eternamente in quell’istante in cui la violenza del trauma ha preso il sopravvento. Si cresce fisicamente, si può anche diventare vecchi, ma una porzione di sé più o meno consistente resta lì, inchiodata, senza la forza di muoversi perché ancora si sente vulnerabile e in pericolo anche se quel pericolo è passato.

Ed è proprio quello il momento in cui Pathani, oggi 17enne, si è cristallizzata. In Pakistan, nei mesi estivi, si assiste al fenomeno delle torrenziali piogge monsoniche ed è stata proprio la stagione delle piogge a determinare il destino di Pathani e di tante come lei, alle quali è costata l’infanzia. Le aree rurali del Pakistan vengono sistematicamente devastate dalle inondazioni, non ha fatto eccezione nemmeno la stagione estiva appena trascorsa che ha registrato morte e distruzione nei villaggi così come non ha fatto eccezione l’estate di tre anni fa, in cui Pathani aveva 14 anni e le piogge hanno semi distrutto il suo piccolo villaggio di pescatori nel distretto di Mithi. Con altri sette figli ed essendo anch’essa stata una sposa bambina, la madre di Pathani non poteva più occuparsi di tutti, ha resistito finché l’acqua non ha devastato ogni cosa e ucciso molti uomini, gli unici responsabili del sostentamento familiare.

Un giorno che Pathani non ha mai scordato è stata data in sposa a un altro bambino, anche lui 14enne: Manzoor Ali. Non è mai andata a scuola ed è passata dal ruolo di bambina a quello di moglie, prigioniera da una casa all’altra, come una qualunque scatola degli attrezzi. Ha ubbidito prima ad una madre bambina e ora a un marito bambino che la mattina esce e va a fare il pescatore, come tutti gli uomini sopravvissuti nel villaggio. Ed è proprio nel vuoto della casa coniugale che la ragazzina, oggi 17enne, coltiva il suo passatempo segreto; quando lui esce lei va a prendere le sue bambole e ci gioca estraniandosi da tutto: “Mi piace così tanto giocare con le bambole, le pettino, le vesto, le faccio sposare per finta. E’ incredibile quanto velocemente passi il tempo mentre gioco con le bambole.

Una parte di Pathani è rimasta alla stagione delle piogge dell’estate in cui ha compiuto 14 anni ed è stata data in sposa perché nessuno poteva più prendersene cura. Fa nulla se oggi di anni ne ha quasi 18 e durante il giorno le grida di Saima la chiamano. Saima è sua figlia, partorita a 15 anni, ma Pathani la guarda come se fosse una presenza provvisoria e accidentale, è decisamente concentrata sulle sue bambole che le garantiscono un’evasione totale. “Cosa devo fare quando la bambina inizia a piangere? Io non ne ho proprio idea, chiamo mia madre, anche lei è stata una sposa bambina quindi tutto questo l’ha già affrontato, ci pensa lei“. Alcune di queste giovani donne, sacrificate dall’infanzia, vanno via. Non possono certo andare via fisicamente, allora vanno via con la testa; ce l’ha raccontato in modo meno preoccupante anche Brendah che riempie le sue giornate proiettando nelle sua testa il filmato dei ricordi del tempo passato con la sua mamma e quando torna sulla terra, sola in quella casa vuota, scappa ancora con la mente orchestrando strampalati piani di fuga. Tornano tutte all’infanzia e si ancorano lì, si attaccano al ricordo, quando le loro lancette emotive si sono fermate a causa della compravendita che le ha viste protagoniste. Crescono nel corpo ma la testa è ferma lì, dentro conservano la bambina che un giorno è stata danneggiata in maniera irreparabile.

Agghiaccianti le dichiarazioni del marito di Pathani circa il destino di loro figlia: “Siamo poverissimi, facciamo fatica a mantenerci, appena la bambina sarà cresciuta un pochino la darò in sposa, così ci penserà suo marito a mantenerla“. Intanto Pathani si confida con i professionisti di Plan International presenti sul territorio, gli unici che hanno capito che questa ragazza ha bisogno di parlare e di restare connessa alla realtà: “Voglio poter continuare a giocare con le bambole, loro pensano che non sia appropriato ma io sto bene quando gioco“. Pathani va via, ogni giorno di più. Mentre il personale di Plan International cerca di limitare i danni e salvare almeno la figlia di Pathani arriva un’altra stagione delle piogge al villaggio, l’acqua esonda e i danni provocati acuiscono miseria e paura. Il cerchio si chiude con Amna, la sua famiglia non riesce più a mantenerla e per lei si profila un matrimonio precoce; forse fa bene Pathani ad avere paura di tutto e tutti, quando basta la pioggia per morire dentro e fuori.

Il nome della minore è stato modificato

photocredit © Plan International

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