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Speciale spose bambine: Rani resa sposa a 11 anni, quasi ammazzata e mai risorta

La protagonista della nostra rubrica settimanale, che si occupa di raccontare l’inferno delle spose bambine nel mondo in collaborazione con i professionisti di Plan International , è Rani: un ragazza che vive in un’area rurale del Bangladesh. Si tratta di una delle nazioni più povere e sovrappopolate del mondo; sita proprio a cavallo del tropico del Cancro, il clima monsonico non aiuta la popolazione: le violente piogge che recano frequenti inondazioni, i cicloni tropicali, i tornado e le mareggiate provocano dei danni ingenti in termine di vite e aggravano costantemente uno stato di povertà endemica del Paese. Ed è proprio questa precarietà commista alla miseria incombente che non lascia tregua la motivazione principale per cui il Bangladesh vede così radicata l’orrenda usanza dei matrimoni prematuri.

L’unica via per uscire da questo circolo vizioso è quella di istruire le ragazzine in modo che possano diventare autonome e provvedere a se stesse; ma un investimento a lungo termine ha dei costi che chi vive nell’emergenza costanta non può permettersi. 11 anni aveva Rani quando la sua famiglia non sapeva più come provvedere a lei, così è ricorsa ad uno stratagemma molto diffuso in quelle zone al fine di eludere eventuali, per quanto rari, problemi legali: un falso documento d’identità che conferisse alla piccola molti più anni rispetto a quelli effettivi. A 11 anni come si può essere spose? Come si può essere madri? La mente si ribella e anche il corpo grida il suo dolore, soprattutto se si tratta di un corpo troppo immaturo per reggere una gravidanza.

Per sette anni, fino a quando non ha avuto 18 anni, Rani ha avuto una serie agghiacciante di gravidanze concluse in aborti spontanei  fino all’epilogo che l’ha condotta in fin di vita: durante il tentativo di un parto andato male la ragazzina ha avuto una emorragia interna. Per il bambino non ci sono state possibilità di sopravvivere e anche la 18enne sembrava spacciata: a salvarla in extremis una serie massiccia di trasfusioni di sangue che l’hanno tenuta allacciata alla vita. A una vita che chiamare tale pare una bestemmia, quando un uomo a 11 anni ti chiede di comportarti come una moglie e quando al tuo corpo si chiede di essere una madre fino a spremerti il sangue in una serie di tentativi che si dovrebbero chiamare torture.

Mi colpevolizzavano – mio marito, i miei suoceri, la mia famiglia d’origine – perché dicevano che non ero nemmeno capace di mettere al mondo dei figli. Si è quindi deciso di farci adottare una bambina senza famiglia, dato che io non sono in grado di farne una nostra. Ora che la bambina è qui sento meno pressione addosso, però non so come comportarmi con lei, ho solo 18 anni.” Sospira e cerca un senso, una gioia alla quale attaccarsi ma è difficile quando la vita è stata tanto feroce e gli orizzonti sono sbarrati come le quattro mura delle quale sei diventata prigioniera: “Suppongo che dovrei essere felice, stavo morendo e miracolosamente mi sono salvata, ho rischiato la vita .” Guardatela nella foto, è la ragazza con un vestito arancio, ha 18 anni, ma il suo volto racconta di una maturità e di un’usura ben diverse.

Il nome della minore è stato modificato
Photocredit Plan International & Bernice Wong

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