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Speciale spose bambine: Rehana e Mohammed contro tutti, hanno vinto loro

Eccoci al consueto appuntamento settimanale con lo speciale sulle Spose Bambine, con storie inedite e in esclusiva per l’Italia. Oggi vi raccontiamo la strana vita di Rehana che si intreccia, forse per la prima volta, a quella di suo marito Mohammed. Di solito le storie che racconto in questa rubrica, in collaborazione con i professionisti di Plan International, fanno riferimento a realtà tragiche per le donne in cui i mariti sono quasi sempre carnefici se non astanti privi di coscienza verso la condizione delle loro donne. Questa storia, invece, è diversa perché c’è Mohammed.

Mohammed e Rehana vengono fatti sposare molto giovani, il padre della ragazzina, quando lei ha solo 14 anni, la ritira dalla scuola e le impone un matrimonio. Nel suo Paese, il Pakistan, le bambine vengono presto costrette ad abbandonare la scuola e Rehana sa che il suo destino è il medesimo toccato a tutte le coetanee. Non è solo per contrarre matrimoni prematuri che le ragazzine vengono osteggiate negli studi, l’educazione scolastica è percepita in maniera estremamente negativa dalla società rurale che ritiene pericoloso e scomodo avere donne istruite e potenzialmente indipendenti. Lasciare che una donna esca di casa da sola non è visto di buon occhio, figurarsi se questa licenza le può essere concessa per andare a scuola; occupazione del tutto futile e vanesia secondo il pensare comune.

Ma Rehana ha avuto due immense fortune nonostante quel matrimonio prematuro: l’uomo che il caso le ha messo accanto e l’incontro con i professionisti di Plan International operanti sul suo territorio che si spendono per modificare la mentalità dominante che stritola il futuro delle ragazzine sbarrandone l’educazione scolastica. “Lo so bene come funziona qui in Pakistan, le famiglie non possono permettersi di far studiare le ragazzine, spesso sono contrarie alla loro istruzione di principio. Mio padre ha preteso che mi ritirassero da scuola perché non era opportuno che sua figlia andasse fuori casa”. Ma Rehana non si è arresa, si è attaccata alla vita che la stava mordendo con quel matrimonio assurdo e quella maternità a 15 anni alla quale ne è seguita un’altra, sempre subita.

Si dice che quando un’onda molto forte ti travolge non devi andarle contro, perché è troppo potente per batterla, ma che devi abbandonarti alla sua direzione finché la sua forza non si è scaricata. A quel punto, se sei ancora vivo, quello è il momento di battere forte i piedi e cercare la superficie fuori dall’acqua. Ci vuole grande intelligenza per capire quando si deve abbassare la testa, ma soltanto per preparare una controffensiva che serva a qualcosa. Così Rehana ha abbassato la testa, si è sposata, ha avuto dei figli ed è passata “di proprietà” da suo padre a suo marito; è stata un battaglia che ha accettato di perdere per provare a vincere la sua guerra. E’ stata una moglie devota, operosa, seria, affidabile ed è riuscita a creare un rapporto di fiducia con Mohammed, i due coniugi hanno avuto l’intelligenza di diventare complici in una società ostile.

Inizialmente mio marito non era felice che io riprendessi gli studi a 22 anni, ma io ho organizzato tutto al meglio in modo da non mancare a nessun obbligo di madre e moglie, dimostrandogli che non sarebbe cambiato nulla.” Rehana ha trovato aiuto, sostegno e professione nel centro di Plan International che non soltanto si occupa di darle un’istruzione di qualità ma la segue psicologicamente in questa scelta assolutamente anomala in quelle zone. Tutto gratuitamente.  “Diventerò una madre acculturata, così potrò istruire i miei figli se non ci dovessero essere i soldi per mandarli a scuola. Ciò che sto imparando è un patrimonio. Quando sono a scuola mia madre cura i bambini, appena torno penso io a tutto. Mi dispiace per le altre donne nella mia condizione, se ti capita un marito che pensa che l’istruzione non sia positiva non puoi davvero farci nulla, se si educassero anche gli uomini…”

Mohammed ha 25 ed è il marito di Rehana; un grande uomo. Coraggioso e illuminato, gli altri uomini del villaggio lo deridono, è lo zimbello di tutti perché lascia andare sua moglie, con due figli e una casa da gestire, a scuola. Ma lui è convinto che l’istruzione sia un diritto di tutti, indipendente dal sesso e dall’età. “Gli uomini non trattano le donne con rispetto, le percepiscono come esseri inferiori. Quasi sempre quelli che sputano sulle donne e sull’istruzione sono coloro che primi non sono stati rispettati e istruiti” racconta Mohammed “Non avrei potuto mandare mia moglie ad una scuola troppo distante da casa, grazie alla soluzione trovata con Plan International, abbiamo tutto gratuitamente e vicino a noi.”

Settimana scorsa abbiamo scritto del marito di Pathani, che non vedeva l’ora che la sua bambina compisse 12 anni per farla sposare in modo che qualcun altro se la sobbarcasse economicamente. Oggi riportiamo le splendide parole di Mohammed: “Adesso che i bambini stanno crescendo Rehana potrà istruirli a dovere, io intendo provvedere a far loro avere una buona istruzione, sia per il maschio e che per la femmina. Vorrei che lui diventasse avvocato e lei medico. E’ difficile cambiare questa mentalità, io vengo preso in giro tutto il giorno dagli altri uomini, fa nulla…Voglio che mia moglie e mia figlia vengano istruite, se le donne restano ignoranti sono deboli e schiacciabili, a mia moglie e a mia figlia non deve succedere.” 

 

I nomi sono stati modificati

photocredit Plan International

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