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Speciale spose bambine: Salamatou madre a 13 anni è diventata uno spettro che non parla più

La rubrica settimanale di UrbanPost che si occupa di divulgare le tragiche storie di spose bambine di tutto il mondo, grazie al supporto e al materiale fornito da Plan International che è attivo e salvifico per molte bambine disperate in quei territori, racconta oggi una delle storie più crudeli che ci siano capitate.

“Quando ho partorito vedevo il sangue colare via dal mio corpo, credevo che sarei morta. E’ strana la forza che ti viene quando credi di morire. Ho provato un senso di sollievo. Avevo 13 anni.” Il trauma di restare incinta a 13 anni e partorire non ha soltanto portato Salamatou a rischiare la vita per dissanguamento – il corpo di una bambina è infatti quasi incapace di reggere un parto, soprattutto in Niger dove si partorisce quasi sempre in casa senza l’ausilio di assistenza medica – ma anche e soprattutto le ha tolto la parola. “Sentivo quello che la gente mi diceva, vedevo anche il bambino, capivo che era mio, ma era come se avessi disimparato a parlare.” Salamatou ha smesso di parlare il giorno in cui ha dato alla luce Majid. La scuotevano, la pizzicavano, la imploravano ma lei non sapeva più parlare ed è andata avanti con questo mutismo da shock per tre mesi. Un giorno ha visto che le stavano preparando la valigia, doveva tornare da suo marito, il padre di Majid, talmente vecchio da non sapere neppure quanto anni avesse: “mi sono sentita avvampare, ho sentito come se qualcosa dentro me iniziasse a gridare. Era un grido potente, come se mi stessero bruciando, sono riuscita a emettere dei suoni per far capire che io lì non sarei mai più tornata“.

Salamatou chiude gli occhi, oggi ha 24 anni, e inizia a raccontare. “Non sapevo che mi avevano venduta a un uomo fino al momento in cui lui non è arrivato dicendomi che ci saremmo sposati“. Ha ricominciato a parlare da anni, dopo quei mesi di mutismo da trauma.E’ stata la cosa peggiore che mi potesse succedere: andavo a scuola e nemmeno riesco a spiegare quanto mi piacesse. Sognavo di diventare qualcuno. Una notte mi ha presa e portata via, da lui; io ho iniziato a piangere dicendogli che avevo 13 anni e che non ero pronta per essere una moglie. Così lui mi ha lasciato dormire, ma è durato poco“. I vicini di casa e i parenti volevano assicurarsi che il matrimonio fosse stato consumato, facevano continue pressioni sul marito della bambina il quale ha iniziato ad obbligarla ad avere dei rapporti sessuali con lui. Ma il corpo della bambina ha iniziato a mostrare sofferenza per le pratiche sessuali, sanguinava per giorni e non riusciva a stare neppure seduta.

 

Vomitavo, sanguinavo e piangevo tutto il giorno. Stavo talmente male che mi avevano portata a casa dei miei genitori per una settimana. Quando mi hanno riportata da mio marito lui aveva già sposato un’altra ragazzina e mi ha sventolato davanti agli occhi le carte per il divorzio. Non avete idea di quanto fossi felice ma mia madre, che aveva capito che ero incinta, era arrabbiatissima. Chi mi avrebbe voluta da divorziata con un figlio?”. Così Salamatou è tornata a vivere dai genitori, ha partorito e la sua fortuna è che il marito ha portato avanti le pratiche del divorzio. Vive come uno spettro, chiusa in casa, si occupa delle faccende domestiche, disprezzata da tutti perché incollocabile per un nuovo matrimonio e con un figlio a carico. “Il giorno in cui mi hanno ritirata da scuola è morta la mia speranza; tutto quello che è venuto dopo mi ha ucciso nel corpo, ma la mia mente è morta quando ho capito che non avrei più studiato. Era l’unica chance per liberarmi e costruirmi un futuro. Sono finita, ho 24 anni ma sono finita già da tempo. Cosa mi resta da fare? Insegnare a mio figlio che non dovrà mai toccare una ragazzina, mai”. 

Il nome della protagonista è stato modificato

Photocredit Plan International (Salamatou con il suo bimbo)

 

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