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Spotlight, Venezia 72 recensione: doppia ricerca, perché non in concorso?

Spotlight, film diretto da Tom McCarthy fuori concorso alla 72. Mostra del Cinema di Venezia, con Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel Adams, Liev Schreiber, Stanley Tucci, John Slattery, Billy Crudup, Len Cariou, Jamey Sheridan, Brian d’Arcy James, Paul Guilfoyle, racconta la storia che ha portato a vincere il Premio Pulitzer al The Boston Globe per aver portato a galla con il suo giornalismo d’inchiesta la verità nei confronti delle molestie subite da circa 90 bambini da parte di alcuni preti.

Spotlight è un film di doppia ricerca, quella dei personaggi interpretati, che fanno affiorare sullo schermo la passione di voler trovare risposte e fatti, per poterli raccontare bene attraverso un servizio che non lasci punti di domanda a fine lettura, ma che spieghi in maniera esaustiva e faccia alzare il telefono a centinaia di altre persone per sentirsi finalmente libere di parlare e di denunciare; quella degli attori, del regista e dello sceneggiatore (è stato co-scritto con Josh Singer), che per addentrarsi nelle vicende hanno dovuto studiare, e con Spotlight si vede che hanno scavato in ogni nodo per scioglierlo totalmente e appianare il sentiero della ripresa. “Qualsiasi film che abbia a che fare con il giornalismo si può imporre troppo”, ha detto McCarthy durante la conferenza stampa di presentazione del film, e Spotlight non lo fa, sviscera in maniera naturale.

Mark Ruffalo, che nel film interpreta Michael Rezendes, giornalista con un elevato senso di giustizia, ha detto: “Sono perfettamente conscio della responsabilità che avevo nell’onorare la persona, ma sono un attore nel film“, e lo è strepitosamente. Giustizia, verità e protezione, in un film pregno di denuncia alla Chiesa, McCarthty incalza: “Nella nostra ricerca, parlando con una serie di sopravvissuti, molti hanno parlato proprio di questo abuso. Per molte di queste persone la religione contava tantissimo, la loro comunità familiare non poteva sostenerli. Per molte delle vittime non è finita bene, alcolismo, abuso di droghe, non mi era mai passato per la testa che potesse succedere. Dobbiamo poter proteggere le persone“. Stanley Tucci chiama in causa anche il Papa: “Credo che Papa Francesco sia straordinario, se qualcuno può fermare questo fenomeno potrebbe essere proprio lui“. Se non si conosce la storia prima di vedere il film, Spotlight ci porta tutti vicini ai giornalisti, e a godere per loro per avercela fatta, quando iniziano a suonare i telefoni… Ci viene anche da chiedere: perché non è in concorso?

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