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Stalking telefonico, se la vittima risponde decade l’accusa: storie che esistono

Ci viene quasi da invidiare Eugénie Grandet, quella creatura che Honoré de Balzac ha fatto vivere (o sopravvivere) come figlia di un ricchissimo uomo avaro, nel risparmio di tutto, in condizioni precarie, innamorata del cugino, ma costretta a restare lì dov’era. Perché invidiarla? Perché se non altro, seppur come una rosa bianca che appassisce, può finire intatta per anni tra le pagine di un libro. Eugenie è stata per tutta la sua vita incolume e tutelata. Protetta inconsapevolmente dalla sua stessa vita. Però non la invidiamo, perché sappiamo aprire le finestre da sole, prima di dormire non ci spazzoliamo più i capelli, ci facciamo avvolgere dagli incontri e non dobbiamo chiedere il permesso, sì, quello per fare cose che a dirle non ci sembra nemmeno che prima potessero essere doverose.

Succede di pensare a queste vita da campagna parigina di fine Ottocento quando la Cassazione con la sentenza 9221 scrive che “laddove il comportamento del soggetto passivo in qualche modo assecondi il comportamento del soggetto agente, vien meno il requisito indispensabile del mutamento radicale delle proprie abitudini e la situazione di ansia che segna in modo irreversibile la vita della vittima“, facciamo subito chiarezza, stiamo parlando di stalking e di un caso che fa raggelare. Se la vittima inizia a soffrire di ansia e le sue abitudini quotidiane mutano drasticamente di luce a causa della pressione del presunto stalker, la giurisprudenza ne riconosce la sussistenza di reato, e fino a qui tutto torna. Se la vittima, però, risponde allo stalker e accetta un ipotetico incontro chiarificatore, allora sta assecondando “il comportamento del soggetto agente“. Ma assecondando, viene da chiederci, non significa passare dall’essere vittima anche al ruolo di essere la carnefice di sé?

Non facciamo del femminismo da quattro soldi, stile commenti contro una Miss Italia che non sa parlare di guerra, e anche di trucco e parrucco qui non ce ne può fregar di meno. Si parla di violenza carnale e psicologica, che sono due cose eticamente e indiscutibilmente diverse, come è differente voler sentirsi donna e soprattutto esserlo, rivendicando il sacrosanto diritto di protezione da chi fa del male o è intenzionato a farlo. Morale della favola senza “e vissero felici e contenti”, la ragazza del caso ha accettato un incontro con il suo ex fidanzato, denunciato per stalking, e ha subito violenza fisica. Ha scelto di rispondere e ha perso la protezione che le spettava di diritto. La soluzione è, quindi, trasformarsi in cavalli da ippodromo?

Ci penseranno gli altri a te‘, dicono. ‘Tu vai avanti‘, dicono. Andare come se tutto fosse immutato, ma se lo zoccolo va fuori asse si rischia l’incidente, e non c’è il fantino a rimetterti sulla retta via. Ci sono le perpendicolari e le debolezze, che nell’essere reso ancora più fragile non possono non essere ascoltate, anzi. Queste sono storie che esistono, e domani è la Festa della donna.

Photo Credit: Frank Peters / Shutterstock

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