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Startup Italia, PetMe: “Da quando c’è PetMe vado a letto stremata e felice” [INTERVISTA]

Si chiama PetMe ed è la startup italiana che, da un’esigenza personale dei fondatori, ha creato “The Social Petwork”: una piattaforma digitale che raccoglie amanti degli animali che cercano o che offrono servizi di pet sitting. Alice Cimini, una dei due fondatori, racconta in esclusiva ad UrbanPost la nascita di PetMe e il mondo delle startup.

Come e quando è nata l’idea di PetMe?

“PetMe nasce da una esigenza personale, quando nell’estate del 2013 io e Carlo Crudele, il mio compagno, dovevamo partire per un mese in America e non sapevamo a chi affidare i nostri due gatti. Freschi di trasloco, non conoscendo nessuno, abbiamo iniziato a cercare sul web qualcuno, ma ogni volta mancava qualche informazione, che fosse il costo o l’affidabilità della persona. Amanti della tecnologia, avevamo affittato casa a Brooklyn con Airbnb e utilizzato altre piattaforme per organizzare il nostro viaggio … possibile mancasse uno spazio digitale in cui trovare il pet sitter più vicino, referenziato e disponibile nelle date della nostra assenza? Da lì è nata l’idea di PetMe!”

Potete raccontarci un po’ di voi e del vostro team?

“Abbiamo iniziato noi due, i fondatori: io mi sono sempre occupata della parte di promozione e customer support, mentre Carlo, che ha competenze più tecniche, ha seguito lo sviluppo della piattaforma. Oggi siamo in 5, ognuno con un ruolo e competenze specifiche, sebbene, come in ogni startup, tutti pronti a fare tutto.”

“PetMe, The Social Petwork”: di cosa si tratta?

“PetMe è una piattaforma che accoglie innanzitutto amanti di animali. Da un lato chi ne possiede ed è alla ricerca di una persona a cui affidarli, dall’altro chi vuole fare della propria passione un lavoro, dedicando il proprio tempo alla cura di animali altrui. L’idea è quella di facilitare il contatto tra le due parti così da fornire un servizio utile a chi deve assentarsi e non sa a chi affidare il proprio amico peloso, e allo stesso tempo promuovere la formazione di una nuova figura professionale, quella del pet sitter.
Ogni proprietario può cercare il pet sitter a lui più vicino, valutarne il profilo, leggerne le recensioni, quindi contattarlo e organizzare un incontro per capire se è la persona giusta per la sua richiesta. Successivamente prenota sulla piattaforma e per tutto il periodo di affido avrà l’assistenza costante dello staff.”

E i clienti, invece? Si sa che i padroni degli “animali da appartamento” sono sempre un po’ titubanti nel lasciare gli animali ad altri, quali garanzie e servizi offrite?

“La titubanza e la naturale diffidenza verso il mezzo tecnologico sono stati tra i problemi maggiori all’inizio. In molti non sposano l’idea di lasciare il proprio animale in mani altrui, ma nel corso di questo primo anno di vita abbiamo compreso che se la lontananza dal proprio peloso fosse dovuta solo ad una vacanza tutto sommato vivremmo in un mondo fantastico. Non possiamo prenderci cura del nostro animale quando si deve partire per lavoro, quando ci si deve ricoverare in ospedale, quando abbiamo un problema di salute, quando un’emergenza ci costringe a partire, ma anche quando vogliamo andare a visitare un museo oppure quando dobbiamo traslocare. E se alla vacanza possiamo rinunciare a tutto il resto no. Inoltre occorre tener presente l’animale stesso e le sue condizioni. Ve ne sono alcuni che soffrono di sindrome di abbandono, altri che hanno patologie particolari: insomma, PetMe vuole rispondere alle singole esigenze di uomini e animali per favorirne sempre di più una serena convivenza e, in ultimo, ma non per importanza, disincentivare l’idea dell’abbandono. Per questo su PetMe è possibile scegliere tra più servizi: a domicilio, ospitalità, servizi continuativi e attualmente stiamo lavorando all’implementazione di nuovi servizi. Ogni pet sitter che si iscrive a PetMe è obbligato a fornire il proprio curriculum, specificando le sue esperienze, con quali animali e che tipo di abitazione ha, in caso di servizio di ospitalità. La prenotazione include l’assistenza veterinaria gratuita per le emergenze e un servizio di customer support sempre attivo.”

Dall’apertura della piattaforma, come stanno andando le cose? Avete trovato partner e/o investitori pronti a spalleggiarvi o a finanziare l’iniziativa?

“La prima estate di PetMe è stata un esperimento, sebbene da subito abbiamo compreso quanto le persone avessero bisogno di uno strumento del genere. PetMe si occupa di tutti gli animali:: cani, gatti, conigli, tartarughe e anche animali esotici, per cui cerchiamo di coprire un bisogno generale.
Dopo una fase di rodaggio, oggi gestiamo centinaia di servizi mensili e l’estate ci ha visti impegnati senza sosta. La community oggi conta circa 20.000 utenti, di cui 7.000 pet sitter su tutto il territorio italiano.
Nel giugno del 2014 siamo entrati nel programma di accelerazione di Bventures, ricevendo un primo finanziamento che ci ha permesso di affrontare la prima estate e fare comunicazione. Successivamente PetMe è stata protagonista di due aumenti di capitale, grazie all’appoggio di investitori privati e imprenditori che hanno creduto nel progetto.”


Le idee innovative sono la nuova forma di business e, talvolta, anche un modo per reinventarsi. Per voi, invece, cosa significa essere una “startup”? Avete incontrato difficoltà? E, infine, cosa ne pensate del mondo nascente delle startup inserito nel contesto economico/sociale italiano?

“Le startup ci sono sempre state, ogni azienda che ha iniziato un percorso è stata di fatto una startup, con la differenza che i tempi erano diversi e, forse, anche le persone. Oggi a mio avviso la vera difficoltà è da un lato accedere agli investimenti e dall’altro gestire i soldi e, in generale, i numeri, valutando sempre il mercato in cui si opera. Soprattutto all’inizio ci sono state difficoltà nel far capire il valore della nostra idea, sebbene allo stesso tempo sapevamo di aver intercettato un bisogno. La nostra fortuna è stata incontrare persone serie capaci di vedere il progetto in prospettiva, ma allo stesso tempo lavorare nell’immediato per rendere PetMe una realtà capace di generare numeri. L’economia ha bisogno di realtà e idee nuove su cui puntare e investire. E’ ugualmente vero che il nostro non è un Paese caratterizzato da una cultura imprenditoriale, per questo occorre snellire i processi, migliorare le infrastrutture, comprendere che un giovane imprenditore va spalleggiato e supportato.
Ovviamente, dal canto suo, il giovane imprenditore deve lavorare sodo: se vuoi fare della tua passione un lavoro e portare avanti un progetto che si concretizzi negli anni occorre lavorare, rinunciare e stringere i denti. Detta così sembra davvero dura, ma io da quando c’è PetMe vado a letto stremata e felice.”

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