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Stati Uniti, Obama vince sulle lobbies delle armi

Questa volta Obama sembra esserci riuscito. L’accordo per porre un freno alla libera vendita delle armi negli States è fatto. E’ stato votato nella giornata di ieri al Senato. Le recenti notizie di cronaca che hanno avuto come protagonisti non volontari due bambini di 4 anni,  hanno reso improcrastinabile affrontare la materia.

La voce rotta dall’emozione della first lady Michelle Obama a Chicago, durante l’accorato appello alla regolamentazioni del mercato delle armi da fuoco,  ha contribuito a sensibilizzare ulteriormente gli animi sull’annosa e problematica questione, per la quale da tempo si invoca una soluzione. La first lady ha ricordato l’incessante attività di coinvolgimento del marito Barack Obama per proteggere soprattutto i bambini, vittime innocenti della violenza armata.

Proiettile

Non a caso, pur di raggiungere un compromesso con i repubblicani, Obama è stato costretto a rivedere al ribasso le previsioni di bilancio relative a previdenza sociale, immigrazione e assistenza sanitaria. Aperture che gli sono costate non poche critiche. Tra i democratici alcuni hanno parlato di tradimento al vertice e di abdicazione dai principi di partito. Obama, tuttavia, sa che la partita che si sta giocando è basilare per lo stato che più di ogni altro si fregia di definirsi il più democratico e il più evoluto al mondo.

L’accordo bipartisan, ha assicurato al presidente 68 voti, sufficienti a far passare la legge, che renderà molto più stringenti i controlli su coloro i quali vorranno acquistare armi da fuoco. In modo particolare dovrebbe essere previsto un vero e proprio diniego per i soggetti considerati socialmente pericolosi.

Le potenti lobbies intanto fanno muro e difendono le proprie ragioni sottolineando che “chi sostiene la necessità del controllo delle armi ha le mani sporche del sangue dei bambini”. Il concetto che le lobbies vogliono far passare è che se la vendita delle armi fosse completamente libera, ognuno avrebbe la possibilità di opporsi ai soggetti più pericolosi, difendendo in questo modo quelli più deboli.  Questo, secondo le grandi lobby delle armi, sarebbe anche il modo migliore per evitare le stragi di massa.

Due concezioni ovviamente agli antipodi.

Written by Ennio Lo Chiatto

Nato ad Avellino il 9 aprile del 1981, background giuridico e grande interesse per la geopolitica e la politica internazionale. Appassionato di nuoto e arti marziali, con l'hobby del pianoforte, quando possibile scappa dal rumore della città per cercare il contatto con la natura selvaggia. L'esperienza gli ha insegnato che nella vita si vince e si perde ma l'importante è dare sempre il massimo. Per Urban Post scrive soprattutto di attualità internazionale.

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