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Steve Jobs, il lato oscuro della mela: spietato, egocentrico e privo di coscienza?

La vita di Steve Jobs, prematuramente conclusasi pochi anni fa, è stata inizialmente presentata come una sorta di agiografia. La Apple, lo spirito visionario, lo snob appeal dei suoi prodotti, la facoltà di costruire un impero dall’immagine vincente: tantissime vittorie che hanno lastricato la strada verso l’Olimpo per Jobs. Adesso, come spesso accade, il revisionismo storico si fa strada attraverso un biografo ufficiale (autorizzato dallo stesso Jobs) Walter Isaacson, che svela tutte le miserie e azioni abiette del mito.

A finire sotto i riflettori è il crudele trattamento che Jobs ha riservato alla figlia naturale che per moltissimo tempo aveva allontanato e rifiutato finché la legge non ha imposto un intervento. Anche a livello imprenditoriale sono tante le macchie che Jobs avrebbe affastellato sul suo mantello: accusato di schiavismo degli operai cinesi della Foxxcon, la fabbrica degli orrori dove si assemblano iPhone e iPad – vicenda che ha ispirato un’opera di teatro-denuncia a Broadway.

Tante cause in corso attualmente che vedono proprio la Apple come grande imputata, che oggi deve pagare per gli accordi in perfetto stile monopolistico e dal retrogusto mafioso che Jobs aveva stipulato con altri giganti del settore. Lo scopo era mantenere il potere, il denaro, le risorse nelle mani di pochi: un’oligarchia, un cerchio magico, una sorta di loggia massonica. 

Stupisce, più che altro, che le persone si meraviglino nello scoprire l’indole capitalista di Jobs. Comportamenti del tutto riprovevoli e ben poco onorabili, sia chiaro, ma davvero qualcuno ancora crede che si possa arrivare sul tetto del mondo senza usare teste come gradini da schiacciare per favorire il proprio percorso?

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