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Stipendi in ritardo, così sparisce il giorno di “San Paganino”

Nel 2013 a conti fatti sembra che cia sia una controtendenza sui pagamenti dei salari, sempre più spesso lo Stato non riesce a versare in tempo il denaro dovuto alle imprese, e di conseguenza è sparito o quasi il famoso “27 di San Paganino”, proprio il giorno in cui il ministro Minghetti stabilì quella legge.

Fino a quando i ritardi sono lievi anche di due o tre giorni, il problema non sussiste, ma il “fenomeno” si è diffuso quasi ovunque in Italia, da Nord a Sud, e in quasi tutti i settori legati ai pagamenti dello Stato, si trovano lavoratori che fino ad oggi non conoscevano le incertezze, e per loro il 27 del mese era il simbolo della busta paga; mentre oggi è diventato un giorno di tensione, ma soprattutto delusioni.
Debiti-soldi-imprese


Sono tantissimi i casi da poter prendere come esempio, ma non basterebbero 100 pagine scritte: Dalla Sicilia alla pianura padana, ne cito uno tra i tanti: la SoriCal calabrese, che distribuisce l’acqua nella regione, è indietro dei sei mensilità; e in provincia di Messina non si trova uno solo dei 1200 addetti ai rifiuti urbani o ai trasporti pubblici che sia stato remunerato regolarmente negli ultimi otto mesi.

Quando l’euro circola lentamente, ci si ritrova a dover fare i conti con migliaia di persone che fanno non solo fatica a terminare il mese, ma di conseguenza saltano anche le rate dei mutui, delle bollette e degli affitti. In un paese soffocato dal contagio della moneta lenta c’è sempre qualcuno che trae vantaggio, in questo caso è lo Stato, che impone loro un prestito forzoso a interessi zero a proprio vantaggio. Questo implica che le imprese impongono lo stesso tipo di trattamento ai propri dipendenti, trattenendo e ritardando la paga senza pagare gli interessi di mora. Risultato? Sempre più dipendenti senza stipendio, e per riuscire a sopravvivere, chiudono il cerchio rivolgendosi alle finanziarie che hanno accesso alla Bce a tassi quasi zero ma chiedono loro tassi d’interesse a doppia cifra.

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