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Stop al mercurio dal 2020: bandito perché nocivo e pericoloso

Proprio a Minamata, sito industriale giapponese nei pressi di Kumamoto testimone di una pluridecennale epidemia da avvelenamento da mercurio (1932 al 1968), si è riunita la Convenzione Mondiale sull’uso e il commercio del mercurio, che vede 121 paesi, tra cui anche l’Italia, riuniti per firmare un trattato che lo metta al bando, in tutto il mondo, a partire dal 2020. Mercurio

La città giapponese è testimone degli effetti devastanti che questo metallo liquido può causare: una patologia neurologica che provoca perdita progressiva del coordinamento muscolare, disturbi all’udito e alla vista, alterazione della sensibilità degli arti. Problemi nella articolazione delle parole, disordine mentale, paresi e nei casi più gravi, addirittura, la morte. Una sindrome di cui sono stati riconosciuti più di 2.300 casi di intossicazione (trasmessa anche ai feti dalle madri gravide) e 1.800 decessi.

Dopo un negoziato durato quattro anni, la sua definitiva uscita dal mercato è stata stabilita dalla conferenza internazionale organizzata dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep). La storica iniziativa ha trovato l’accordo nel stabilire le misure da adottare per ridurre i danni alla salute umana e all’ambiente provocati da questa sostanza tossica, anzitutto imponendo la sua scomparsa dai dispositivi medici, come ad esempio i termometri. La Convenzione diventerà effettiva dopo la ratifica da parte di almeno 50 nazioni ed è prevista la sua entrata in vigore soltanto nel 2016, si arriverà poi a bandirne l’uso totale nell’utilizzo industriale solo nel 2020.

 

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