in ,

Stop alle recite di natale a scuola: ci sono alunni islamici

Non c’è Natale senza albero adornato, presepe e panettone. E senza recita scolastica natalizia. Almeno fino a poco tempo fa.

recita di natale3

Già, perché sembra che a Torino, alcune scuole abbiano rinunciato alla tradizionale esibizione teatrale dei più piccoli, avente come tema la Natività per non urtare la sensibilità degli alunni islamici, sempre più presenti tra i banchi degli istituti scolastici del capoluogo. A denunciarlo è il consigliere comunale leghista Giuseppe Carbonero al quale, sembra, siano arrivate delle segnalazioni da parte di alcuni genitori che “le classiche recite dei bambini non sarebbero state organizzate o lo sarebbero state, ma edulcorate da ogni riferimento alla Natività e alla religione cattolica per non urtare la sensibilità del numero sempre maggiore di islamici che le frequentano

Certo, la decisione riguarda solo alcune direzioni didattiche, ma tanto è bastato a far definire l’episodio come “un fatto di una gravità assoluta, che non ha precedenti“. E “se ciò verrà confermato, – tuona il consigliere del carroccio – il Comune, rispetto alle scuole su cui ha competenza, dovrebbe prendere posizione. La città dell’inclusione fantasticata dalla sinistra non può diventare la città della discriminazione per i cattolici“.

Ma Carbonero non si limita solo alle denunce verso l’intera giunta comunale. Rivolge un appello anche alle istituzioni ecclesiali, chiamando in prima persona l’arcivescovo Cesare Nosiglia, a cui invita a pronunciarsi su tutta questa vicenda.
Resta da capire, quanti e quali istituti scolastici pubblici abbiano agito in tal senso.

genitori recita di natale

Per il momento la cosa sembrerebbe molto ridimensionata. Il consigliere fa il nome della direzione didattica Manzoni, sita in corso Svizzera. Intervistata, la direttrice Fiorella Gaddò,dichiara che tutto ciò non le risulta affatto, anche se non esclude che, come previsto dal progetto formativo, alcune fasi nell’educazione dei fanciulli vengono decise autonomamente dalle singole insegnanti, relativamente alle loro classi di pertinenza. Ma “sicuramente non è mai stato stabilito nulla del genere a livello di scuola“, afferma con decisione la direttrice.

Insomma, l’iniziativa sembra essere solamente quella isolata di un’insegnante probabilmente legata a qualche particolare esigenza nella propria classe di non urtare la sensibilità di alcuni ragazzi di religione islamica. Anche perché, continua la direttrice “nel nostro istituto la quota di alunni islamici è piuttosto bassa, soprattutto se paragonata a scuole di altri quartieri. Senza contare che criticità di questo tipo possono essere più frequenti con gli stranieri di prima generazione, che sono sempre meno“.

Infine, la Gaddò difende l’operato del suo corpo insegnanti, sottolineando come nelle scuole oggi ci sono competenze elevate rispetto a problematiche legate a differenze culturali e linguistiche. E tutti gli atteggiamenti tenuti, sono frutto di integrazione e non di limitazione. Per cui,conclude la direttrice, c’è da pensare che questa è una: “segnalazione fatta più per dividere che per unire: l’esatto opposto di quanto si impegnano a fare ogni giorno i nostri insegnanti“.

Seguici sul nostro canale Telegram

Strasburgo Parlamento europeo

Aborto, eurodeputati votano contro per un errore di traduzione

Serie A, Milan: ufficiale il nuovo organigramma societario