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Strage Bataclan: testimonianza inedita di un italiano sopravvissuto all’attentato

A un anno dal sanguinoso attentato al Bataclan di Parigi, un testimone italiano sopravvissuto alla strage ha trovato il coraggio di parlare per la prima volta e raccontare l’orrore vissuto, da cui è uscito miracolosamente illeso.

“Non ci sono immagini dei terroristi perché quando vedevano un telefonino in aria tiravano, non volevano essere filmati. La mia fortuna è stata che ero al bancone dove non hanno tirato, non ci sono colpi dal basso verso l’alto… tiravano verso la fossa perché c’era la concentrazione di persone. Anche qualcuno che non sa sparare , uccide”, con queste parole Vincenzo Capuana ha fornito il racconto della carneficina messa in atto a Parigi da un commando armato di jihadisti dell’Isis, la sera del 13 novembre 2015.

Il testimone ha parlato per la prima volta in tv, ai microfoni di Studio Aperto, rivelando di esser voluto andare alla riapertura del locale parigino, “per voltare una pagina di silenzio”, a un anno esatto dall’attentato. “Stavano suonando ‘Kiss to the Devil’ e proprio alla fine del pezzo il chitarrista e il batterista hanno sentito i primi spari  e sono scappati dalla scena” – ha detto Vincenzo rivivendo il ricordo di quei terribili momenti – “Loro erano di fronte alla sala e potevano vedere chi ha cominciato a sparare perché gli spari sono venuti dall’ingresso principale. Pensavo facesse parte della scena … Ho provato a fare il pesciolino per uscire ma ho trovato a quattro metri Omar (Omar Mostefai, uno dei membri del commando ndr) che mi ha detto “vieni con me”, con uno sguardo che uno non può dimenticare. Mi ha preso per il braccio mentre dall’altro teneva il mitra, ho visto direttamente la confezione dell’esplosivo. In quei momenti mi sono detto se divento ostaggio muoio”.

Poi i concitati momenti in cui Vincenzo Capuana è riuscito a mettersi in salvo, dileguandosi: ” … questa persona ha voluto prendere un altro. Io ho dato una spallata e sono scappato, con il rischio che mi sparasse dietro le spalle… qualche telefono suonava ma nessuno rispondeva. Provo l’uscita di sicurezza ed era chiusa e lì ho avuto paura perché dovevo riattraversare 20 metri per arrivare all’ingresso principale. Sono uscito, i curiosi c’erano ma nessuno è intervenuto”.

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