in ,

Strage Charlie Hebdo, il racconto di un italiano a Parigi

I fatti del Charlie Hebdo sono ormai noti a tutti. La risposta emotiva è stata fortissima in tutta Europa e decine di capi di Stato e di Governo si sono riuniti a Parigi per stringersi attorno alla Francia  e fare fronte comune – almeno a parole – contro la minaccia terrorista.

Per avere una voce sul campo, che fosse lontana dalla retorica di cui fatalmente sono infarcite la maggioranza delle dichiarazioni di politici ed esperti, abbiamo contattato B.T., uno studente di Medicina italiano che da questo autunno vive a a Parigi per motivi di studio. Quello che ci ha raccontato è davvero interessante.

Perché Parigi? Voglio dire, secondo te perché i terroristi hanno colpito la capitale francese e non Londra, Berlino o un’altra grande città europea?

Parigi è il bersaglio che mancava all’appello da diverso tempo e al contempo il migliore possibile per dare risonanza al terrorismo. È la capitale di un paese antico, un paese che sposa un profondo patriottismo diviso tra senso comunitario e identità nazionale, un paese coloniale, che ha costruito la sua nazione sul mix di culture molto più di quanto si potrebbe dire dell’Italia. È una “città vetrina”, come poteva esserlo Berlino durante la guerra fredda. È il confronto culturale tra oriente e occidente, qui in casa di un occidente che non è teatro di “dichiarati” conflitti bellici da generazioni. Una città che più che un luogo è un’idea ricca di implicazioni e contraddizioni: i clochard che passano la notte sotto il centre Pompidou in pieno centro città, l’euforia del Capodanno sugli Champs Elysées, gli emiri che escono in limousine, la periferia nord, la Parigi che, esposta, espone al suo interno la cultura e la violenza, la paura femminile delle molestie. Parigi sono i volti che guardano fuori dai finestrini della metropolitana. Sembra un po’ di vedere tutta l’umanità sfilare davanti: Clarks e veli e cravatte e kippah, tutto insieme.

In questa difformità, in questo disordine c’è lo specchio dell’integrazione.

Insomma, colpire per Parigi per colpire anche l’idea che, anche se con difficoltà, sia possibile stare insieme, convivere nello stesso spazio. È un’idea abbastanza inquietante. I parigini nei giorni scorsi si sono ritrovati in Place de la République per manifestare a favore della libertà di espressione e ricordare le vittime degli attentati. C’eri anche tu?

Sì, c’ero. “Charlieberté”,”Fraternité”, “Pas d’amalgame” gridava la folla, silenziosa e a un tempo in tumulto, occupata a registrare preziosamente immagini sullo smartphone mentre si asciugava le lacrime. Non riesco però a capire quanto laggiù si stesse manifestando la Parigi che rappresenta lo stato francese (quella vicina alle dichiarazioni di Marie Le Pen per intenderci) o la Parigi che vuole rappresentare il mondo. 

Sicuramente in queste ore è difficile capire quali saranno le conseguenze degli attentati. Ma come credi reagiranno la Francia e Parigi sul lungo-medio periodo? Cambierà qualcosa?

La fraternità invocata dai manifestanti delle scorse ore è come l’integrazione. Un obiettivo, una realtà di fatto, un ideale, non si capisce. Parigi è come un cantiere del mondo per tutto questo, offre le immagini della commistione più pura e perfetta tra le culture accostandole alla peggiore sperequazione sociale. E oggi più che mai vedo lontana l’accettazione delle minoranze, la convivenza pacifica, la fraternità che i francesi hanno come valore fondante, che invocano, che vedo qua e là nella fabbrica della città, e tutto questo sembra farsi sempre più distante, regredire, spegnersi a fronte di quello che scateneranno questi atti. Alla città, al mondo intero, forse. Ma forse mi sbaglio. Forse non cambierà nulla, forse l’indifferenza soggiace continuamente, l’anestetico agisce e noi continuiamo a essere “risospinti senza posa nel passato”.

Veronica Panarello chiede che si indaghi tra i familiari del marito Davide Stival

Andrea Loris Stival, Domenica Live: Veronica Panarello ha tradito il marito, confessioni della sorella

Gianluigi Paragone conduce La Gabbia

Stasera in tv: Braccialetti rossi, Il padrino e la Gabbia