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Strage di Bologna, le zone d’ombra: chi ha voluto l’attentato?

«Eliminare le zone d’ombra. Le istituzioni grazie all’opera meritoria dei suoi uomini, sono riuscite a definire una verità giudiziaria, giungendo alla condanna degli esecutori e portando alla luce la matrice neofascista dei terroristi. L’impegno profuso non è riuscito, tuttavia, a eliminare le zone d’ombra che persistono sugli ideatori dell’attentato. È una verità che dovrà essere interamente conquistata, per rendere completa l’affermazione della giustizia!», queste le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel giorno del 39esimo anniversario della strage di Bologna. Nonostante i numerosi processi, sono ancora molti i punti da chiarire. Tanti i tasselli mancanti di un mosaico, che rappresenta uno dei più controversi casi giudiziari. L’ultimo porta il nome di Paolo Bellini. L’uomo, 66 anni, ex ‘Primula nera’ di Avanguardia Nazionale, già entrato in passato nell’inchiesta sulla strage ma poi uscitone, da maggio 2019 è nuovamente indagato per l’attentato. Ma andiamo con ordine.

La strage di Bologna: indagati, mandanti, tutte le zone d’ombra

La sentenza finale sulla strage di Bologna, risalente al 1995, ha decretato la condanna di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, appartenenti ai Nuclei Armati Rivoluzionari, in quanto esecutori materiali dell’attentato. I due si sono sempre dichiarati innocenti per questo fatto, ma hanno ammesso decine di altri omicidi e rivendicato altri delitti. Perché? Secondo Paolo Bolognesi, rappresentante dei parenti delle vittime, dietro tale scelta, incomprensibile ai più, si nasconderebbe il tentativo di tenere lontano i nomi Fioravanti e Mambro dall’attentato. Alla condanna dei due si è aggiunta poi nel 2007 quella di Luigi Ciavardini, che all’epoca dei fatti era minorenne. Ma lo abbiamo detto, lo ha ricordato anche oggi il presidente della Repubblica, le zone d’ombra sono tante e tutte ancora da chiarire. Nel 2017 c’è stato il rinvio a giudizio di un altro ex NAR, Gilberto Cavallini, con l’accusa di concorso in strage: sarebbe stato lui a fornire i documenti falsi a Mambro e Fioravanti.

Ma chi ha voluto la strage di Bologna? Chi sono i mandanti? I parenti delle vittime, a distanza di 39 anni, pretendono una risposta. La loro flebile speranza è aggrappata alla riapertura delle indagini ad opera della Procura Generale diretta da Ignazio De Francisci. Stando agli ultimi sviluppi nel registro degli indagati ci sarebbe appunto Paolo Bellini, già inquisito. Si legge su Il Fatto Quotidiano: “Il gip Francesca Zavaglia ha infatti revocato il proscioglimento del 28 aprile 1992 come chiesto dalla Procura generale che ha avocato a sé il fascicolo di indagine sui mandanti dell’attentato del 2 agosto 1980, 85 morti e oltre 200 feriti. Il giudice ha dato sei mesi per svolgere indagini. La procura generale aveva chiesto la revoca del proscioglimento anche per un fotogramma che compare in un filmato amatoriale Super 8 girato da un turista tedesco in cui si notava una “spiccata somiglianza” fra una persona immortalata quella mattina nei pressi del primo binario poco dopo l’esplosione e Bellini”.

Paolo Bellini, chi è la Primula Nera

A differenza di quanto accade ai giorni nostri, infatti, le riprese amatoriali erano piuttosto rare. Non c’erano smartphone e telefonini di ultima generazione, ma con le nuove tecnologie agli inquirenti sarà forse consentito di capire se la persona di un video, girato da un turista tedesco, sia davvero Paolo Bellini. Una figura oscura la sua: un passato nell’organizzazione di estrema destra Avanguardia Nazionale, poi diversi arresti mancati che gli hanno fatto conquistare la fama di Primula Nera. Esperto di opere d’arte, fuggito in Brasile, Bellini si fa chiamare a lungo Roberto Da Silva, poi nel 1999 finisce in manette e sceglie di collaborare con la magistratura, confessando una decina di omicidi. Il suo nome figura anche tra coloro che scelsero di collaborare con la procura di Palermo sulla Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra. Quella di Bellini è “un’ipotesi mai andata in porto: una delle tante piste dietro alle stragi  di Firenze, Roma e Milano, conduce proprio alla Primula Nera, che sarebbe stato l’ispiratore degli attentati mafiosi al patrimonio artistico italiano. Per la procura siciliana, tra l’altro, Bellini si trovava a Enna quando Totò Riina ordinò agli altri boss mafiosi di rivendicare omicidi e stragi commessi dal 1992 in poi con l’oscura sigla della Falange Armata”. Di lui ha parlato anche il pentito Antonio Valerio, nell’ambito del processo Aemilia contro le inflitrazioni della ‘ndrangheta in Emilia Romagna. Paolo Bellini sarebbe stato un killer al soldo della cosca Vasapollo-Ruggiero, trapiantata in provincia di Reggio Emilia, in contrasto con la potente cosca crotonese capeggiata da Nicolino Grande Aracri.

Strage di Bologna: ipotesi, depistaggi e smentite

Le ipotesi sono state davvero tante: inizialmente si era parlato di una ritorsione dei gruppi di estrema destra dopo i rinvii a giudizio per la strage del treno Italicus. Per altri dietro la strage di Bologna ci sarebbero i contrasti di potere tra NATO e Patto di Varsavia, per taluni poteri più forti come i servizi segreti, le organizzazioni massoniche e il terrorismo nero. Nondimeno è stata tenuta a lungo in considerazione l’ipotesi che l’attentato alla stazione sia stato un diversivo per distogliere l’attenzione da alcuni fatti eclatanti dell’epoca com il crack finanziario del Banco Ambrosiano, gli attentati di mafia e la strage di Ustica.