in

Strage di Corinaldo un anno dopo: tra ricordo doloroso e rimorsi

Da un concerto a una tragedia. Quello che è successo a Corinaldo un anno fa rimarrà per sempre impresso non solo nella mente di tutti i presenti, dei famigliari e degli amici, ma degli italiani. Perché quella notte, in occasione del concerto di Sfera Ebbasta alla Lanterna Azzurra, sono morti cinque ragazzi e una mamma di 39 anni che aveva accompagnato la figlia insieme al marito. Quella notte la fame di guadagno dei gestori del locale non gli ha permesso di calcolare i rischi di vendere un numero eccessivo di prevendite. E si è conclusa in una strage.

strage di corinaldo

La strage di Corinaldo

Asia Nasoni aveva 14 anni, così come Emma Fabini. Benedetta Vitali, invece, ne aveva 15 come Mattia Orlandi. Daniele Pongetti aveva 16 anni. Tutti e cinque hanno perso la vita quella notte, schiacciati dalla massa di ragazzi che, per colpa dello spray al peperoncino, si sono catapultati fuori dal locale creando un’onda di esseri umani totalmente ingestibile. La stessa onda che ha ucciso anche Eleonora Girolimini, una mamma di 39 anni che quella sera aveva accompagnato la figlia Gemma al concerto di Sfera Ebbasta. Un djset che non c’è mai stato. Un gruppo di ragazzi infatti, definiti successivamente “violenti”, ha spruzzato all’interno del locale dello spray al peperoncino probabilmente per approfittare del disagio e portare a termine un furto. La conseguenza, però, è stata la fuga di una massa così potente da far cedere la balaustra dell’uscita di sicurezza e far cadere, una sull’altra, le persone.
Oggi le indagini non sono ancora concluse: sei ragazzi, tutti tra i 19 e i 22 anni, sono stati arrestati, il settimo è morto lo scorso aprile in un incidente stradale. Il copione era già brevettato, messo in atto svariate volte sia prima che dopo la strage. L’obiettivo? Rubare più oro possibile da rivedere. Ma non finisce qui: i ragazzi hanno una colpa gravissima, ma anche chi si occupava di gestire il locale ce l’ha. La discoteca non era a norma, e quella sera erano stati venduti molti più biglietti rispetto alla capienza del locale. Secondo la procura, la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 in discoteca erano presenti circa 1200 persone, ma il locale poteva ospitarne massimo 871. In più quella sera una sala era chiusa, dunque la reale capienza era in realtà di sole 459 persone. A questo bisogna aggiungere un’illuminazione molto scarsa e le condizioni pessime in cui si trovava il locale: secondo i pm, che hanno ottenuto il sequestro, il locale non era assicurato e c’erano “gravi carenze della struttura, che lo rendevano inidoneo alla destinazione a locale di pubblico spettacolo“. In questo filone d’inchiesta sono 17 gli indagati, tra cui proprietari dell’immobile e gestori.

strage di corinaldo

Nella strage di Corinaldo sono morte sei persone

Quella notte i ragazzi hanno visto i loro amici morire. E per questo rimarranno sempre segnati. Un’amica si Asia ha raccontato di aver tenuto la sua mano stretta, finchè non si accorta che a stringere era solamente lei. E quando l’hanno aiutata, e poi hanno aiutato Asia che era più indietro di lei, ha capito subito cosa stava succedendo. Lo ha capito, ma non ci voleva credere. Lo stesso vale per tutti gli altri, per la mamma di Daniele che ha riconosciuto la scarpa di suo figlio uscire da sotto il lenzuolo bianco che lo copriva. Per il marito di Eleonora, che ha tentato in tutti i modi di rianimarla insieme ai soccorritori.
Sul posto, per caso, quella sera si trovavano anche Orietta Mencaroni e Riccardo Cardinali, una coppia di soccorritori volontari che aveva accompagnato in discoteca il figlio Nicholas, di 17 anni. Ed è stato proprio Riccardo a tirare fuori il corpo di Eleonora, a provare il massaggio cardiaco mentre il marito, in preda al panico, urlava: “Salvala ti prego, ha quattro bambini”. Orietta, a distanza di un anno, si è lasciata intervistare da Open: “E’ stato un inferno, la vita di tutta la mia famiglia è cambiata da quella notte. Per noi nulla sarà più come prima.”

strage di corinaldo

Una tragedia che ha segnato tutti

“A un certo punto, siccome era pienissimo, mi sono spostata in una stanza adiacente alla sala, una stanza che di solito usa solo il personale, dove possono entrare solo i buttafuori. È lì che mi sono vista arrivare i primi ragazzi intossicati, a un certo punto è entrata una ragazza sporca di sangue con gli occhi sbarrati”, ha raccontato Orietta Mencaroni a Open.
“Le ho chiesto cosa fosse successo, ma non rispondeva, allora sono uscita e mi sono trovata davanti a una sala vuota. C’era un odore molto forte, mi sono coperta la bocca e sono corsa fuori dove ho visto l’inferno. Davanti ai miei occhi uno scenario di guerra: sentivo urla, gente che chiedeva aiuto, ho visto Riccardo già all’opera intento a recuperare le persone che erano rimaste schiacciate dalla caduta della balaustra. Ho cercato gli adulti, non c’era nessuno. Ho iniziato a soccorrere i feriti. In particolare mi ricordo di un ragazzo disteso a terra, incosciente, attorno a lui gli amici piangevano. Ho iniziato a rianimarlo. Poi sono corsa verso la strada in cerca di aiuto, nel frattempo ho chiamato mio figlio”.
Perché, appunto, tra la folla c’era anche loro figlio. “Quando sono uscita il mio pensiero è stato Nicholas, ho provato a chiamarlo mentre correvo verso la strada, gli ho mandato un vocale. Il mio cuore era a pezzi, poi è passato un suo amico, ha detto: “Orietta continua, Nicholas sta bene, l’ho visto” e io ho ricominciato a respirare e ho continuato i soccorsi. Poi ho saputo da lui che era uscito da un’altra porta. Si è salvato così”. Quello che è successo quella notte, però, ha traumatizzato tutti, anche chi si è salvato: “Mio figlio è rimasto traumatizzato. Lui non ne parla volentieri, ma io lo vedo”. Così come Riccardo: “Non si è più ripreso. Quella sera quando sono arrivati i soccorsi, noi abbiamo continuato a dare una mano, mi ricordo che erano circa le tre quando ho visto Riccardo seduto con le mani in testa che piangeva. Lui è stato il primo che, con l’aiuto dei ragazzi, ha tirato fuori le vittime. Ha davvero visto l’inferno. E mentre li tirava fuori aveva il terrore di trovare anche me o Nicholas lì sotto. Il nostro più grande rimorso è di non essere riusciti a salvarli tutti“.
Orietta, nell’intervista, ha sottolineato un particolare fondamentale: “Quando è successa la tragedia non c’era nessuno degli adulti, quelli della sicurezza erano spariti tutti. C’era solo un buttafuori che ha aiutato il mio compagno. Nei primi istanti c’erano solo loro due e i ragazzi. E la luce era molto scarsa. Poi sono arrivati i soccorritori e sono ricomparsi quelli della sicurezza, ma mi chiedo sempre: “Se fossero arrivati subito, le cose sarebbero andate diversamente?

>> Tutte le notizie dall’Italia

Il movimento delle sardine conquista sia la sinistra che la destra, mentre fa tremare i partiti

Terremoto nel Mugello

Terremoto nel Mugello, scossa magnitudo 4.5: alta velocità sospesa e scuole chiuse