in

Strage di Erba: Mario Frigerio fu manipolato? Neuroscienziato fa rivelazione clamorosa

A poche ore dalla intervista esclusiva che UrbanPost ha realizzato con l’avvocato Daniele Bocciolini, che ha fatto per noi una utile e obiettiva disamina sulla drammatica vicenda verificatasi nel 2006, si torna a parlare della Strage di Erba e delle sue vittima Raffaella Castagna, suo figlio Youssef Marzouk, Paola Galli (madre di Raffaella e nonna del piccolo) e Valeria Cherubini. Per quella strage furono condannati all’ergastolo i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi i quali si professano innocenti dopo avere rinnegato e ritrattato le rispettive ammissioni di colpevolezza.

Strage di Erba, Rosa e Olindo sperano in revisione processo: il parere dell’avvocato Bocciolini [INTERVISTA ESCLUSIVA URBANPOST]

Mario Frigerio strage di Erba

Mario Frigerio fu manipolato? Parole shock del neuroscienziato Strata

Sul caso si è espresso il professor Piergiorgio Strata, uno dei massimi neuroscienziati italiani, professore emerito di Neurofisiologia presso l’Università degli Studi di Torino. Il luminare ha fatto specifico riferimento alla testimonianza dell’unico sopravvissuto alla strage, deceduto a causa di una malattia alcuni anni fa, Mario Frigerio, che in un primo momento aveva detto di essere stato aggredito da una persona di etnia araba, uno di quelli che abitualmente frequentavano la casa Castagna-Marzouk. Poi cambiò versione e attribuì la responsabilità dell’eccidio al vicino di casa Olindo Romano. Queste le parole di Strata a Radio Cusano Campus: La memoria è un processo di dati che si depositano nel nostro cervello e che poi possono essere riesumati prendendo da varie parti dello stesso cervello tutta l’informazione e riprodurla. E la prima memoria, cioè quella che si ricorda subito, è quella fedele”, ovvero la prima versione fornita da Frigerio sul letto d’ospedale, che secondo siffatto ragionamento sarebbe la più attendibile e genuina.

news strage di erba nuovi accertamenti

Mario Frigerio, “conta la prima versione”

“Perché” – ha spiegato il professore –  “successivamente questa può essere manipolata, può cambiare col tempo. Ci sono centinaia di migliaia di esperimenti i quali hanno dimostrato che se uno racconta una storia oggi e racconta la stessa storia, senza manipolazione, 15 giorni dopo o un anno dopo, le cose sono già cambiate, sono diverse. Se poi uno instilla il dubbio introducendo esercizi di immaginazione, contraddice, eccetera, è chiaro che diventa facile manipolare la memoria. Questa è una cosa scientificamente provata: si può manipolare la memoria di chiunque. Pertanto, nel caso specifico della strage di Erba, dal punto di vista scientifico conta la prima versione di Mario Frigerio, ovvero quella del 15 dicembre 2006 cioè di quando riuscì a parlare. C’è tanto di verbale in cui Frigerio dice di essere stato aggredito da una persona di corporatura robusta, di carnagione scura, olivastra, dai capelli neri corti come uno dei tanti extracomunitari, di etnia araba, che frequentavano l’appartamento di Raffaella Castagna e Azouz Marzouk. Quindi Frigerio fissò subito la prima immagine e dalla sua descrizione emerge una persona totalmente diversa da Olindo. Poi però dal 20 dicembre, inizia il bombardamento di domande degli investigatori della serie ‘lei conosce Olindo?’, ‘Fosse stato l’Olindo lo avrebbe riconosciuto?’, ‘E’ sicuro che non si trattasse di Olindo?’, e via dicendo e alla fine Frigerio si convince sostenendo di ‘aver ricordato meglio’. Questo è un classico manuale di manipolazione della memoria. Non a caso la scienza forense recita, ‘la memoria è imperfetta, cambiamenti relativamente semplici nelle procedure aiuterebbero a ridurre nelle aule dei Tribunali, la possibilità che avvengano distorsioni della memoria. Anche nelle condizioni nelle quali non sia possibile evitare l’eventualità di distorsioni della memoria, i giudici e la giuria dovrebbero essere meglio informati sui limiti della memoria stessa. Non possiamo cambiare il fatto che la memoria sia imperfetta ma forse possiamo modificare il peso che devono avere sulle prove, la memoria e l’affidabilità che di solito attribuiamo alla memoria nei tribunali perché la memoria è fragile e manipolabile”.

Intervista a Savino Di Noia, “chef pizzaiolo manager” di Antica Cantina Forentum

Il Decreto Dignità per arginare il gioco d’azzardo