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Strage di Erba, perché il caso potrebbe essere riaperto: dubbi sulla scena del crimine (FOTO)

Strage di Erba, il caso potrebbe concretamente essere riaperto. Sembra impossibile che a dodici anni da quei terribili fatti – l’11 dicembre 2016 nella corte di via Diaz vennero trucidati a sprangate e coltellate, poi dati alle fiamme, Raffaella Castagna, il figlio di 3 anni Youssef Marzouk, la madre Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini con il suo cane – ma tant’è.

Il 3 maggio 2011 la Corte di Cassazione confermò l’ergastolo per i vicini di casa delle vittime, i coniugi Rosa Bazzi e Olindo Romano, i quali inizialmente confessarono gli omicidi ma poi ritrattarono professandosi innocenti. Com’è noto, esiste una serie di reperti prelevati dalla scena del crimine, nel corso delle indagini, e mai analizzati prima. Si tratta di formazioni pilifere, un accendino, un’impronta palmare di sangue su una parete di ingresso, ed altri oggetti sui quali vennero isolati profili genetici non appartenenti alle vittime né a Rosa Olindo. Elemento, questo, che per la difesa dei coniugi Romano potrebbe significare che sulla scena del crimine vi erano altre persone, non i condannati. Dopo svariate vicissitudini e ricorsi giudiziari, i difensori d Olindo e Rosa hanno ottenuto dalla Cassazione il permesso di svolgere indagini difensive su qui reperti. E’ dunque legittimo domandarsi se il caso sarà riaperto.

Strage di Erba: impronta palmare sulla scena del crimine

“La Cassazione ha detto alla difesa che avrà la possibilità di analizzare nuove prove. Ad agosto la Cassazione aveva detto ‘no’ all’incidente probatorio e molte prove sono state distrutte. Ma la difesa adesso avrebbe l’autorizzazione a compiere indagini difensive sui reperti rimasti, tra cui dei capelli sulla felpa del piccolo Youssef e un accendino. Olindo e Rosa si dicono innocenti. E avrebbero detto che la loro dichiarazione di colpevolezza avrebbe fatto parte di una strategia processuale precedente”, ha spiegato, ospite in studio a Pomeriggio 5, il giornalista di Telelombardia Marco Oliva, che si occupa assiduamente del caso. L’inviata della trasmissione ha intervistato un’amica di Rosa Bazzi, da sempre più che convinta dell’innocenza della donna e del marito che, lo ricordiamo, si trovano in carcere da quasi dodici anni, condannati all’ergastolo in via definitiva. “Rosa non avrebbe mai ucciso nemmeno una mosca. Olindo era sovrappeso, ogni volta che faceva le scale per venire a casa mia non ce la faceva. Rosa è asmatica e in un posto pieno di fumo ci sarebbe rimasta secca. Gli avevo detto di trovarsi un buon avvocato, perché potevano diventare i capri espiatori. Ma loro erano tranquilli perché dicevano di non aver fatto niente“, ha detto la testimone.

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