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Strage di Erba, Rosa Bazzi rompe il silenzio dopo 12 anni di carcere: la lettera

Strage di Erba news: Rosa Bassi, condannata all’ergastolo insieme al marito Olindo Romano, ha una nuova vita in carcere a Bollate, dove si trova da ormai dodici anni. La donna – accusata di essere la responsabile del massacro occorso l’11 dicembre 2006 a Erba e costato la vita a Raffaella Castagna, residente in un appartamento nella stessa corte dove risiedevano i Romano, il suo figlioletto Youssef Marzouk, la madre Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini – per la prima volta da quando è detenuta.

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Oggi Rosa Bazzi lavora. Produce borse e accessori per una cooperativa che sostiene progetti a sostegno dei bambini in Africa. E’ la signora romano a raccontarlo in una lettera al quotidiano Libero. Mai una parola fino ad ora, nemmeno quando di recente la quinta sezione penale della Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dalla difesa contro l’ordinanza con cui la Corte d’assise d’appello di Brescia aveva dichiarato inammissibile (dopo avere prima accordato l’istanza) la richiesta di incidente probatorio presentata dalla difesa affinché si analizzassero per la prima volta dei reperti raccolti dalla Scientifica sulla scena del crimine all’epoca delle indagini. Il sostituto pg della Cassazione Massimo Galli, infatti, nella requisitoria scritta aveva chiesto l’accoglimento.

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Rosa Bazzi nella sua lettera ha incluso il disegno di un cespuglio di rose, si è professata innocente e ha detto di sentirsi ‘gratificata’ dal fatto che ci sia “qualcuno che si batte per la verità, a prescindere dall’esito di questa battaglia”. La donna nel carcere di Bollate è impegnata in un’attività lavorativa “strutturata in una cooperativa sociale” insieme ad altre persone. Le detenute producono oggetti in cuoio e pelle, come borse e accessori vari che poi vendono sul sito internet della cooperativa. Con il ricavato la cooperativa sostiene dei progetti a sostegno dei bambini bisognosi in Africa.“Persino all’interno del carcere, se si hanno volontà e voglia di costruire qualcosa, esiste la possibilità di realizzarla”, si legge nella lettera di Rosa.

 

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