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Strage di Erba, Rosa e Olindo sperano in revisione processo: il parere dell’avvocato Bocciolini [INTERVISTA]

Strage di Erba: una tragica vicenda di cui ancor oggi si dibatte nonostante quella inflitta ai coniugi Rosa Bazzi e Olindo Romano sia una pena passata da tempo in giudicato. Marito e moglie, com’è noto, ritrattarono le proprie agghiaccianti ammissioni di colpevolezza ma vennero comunque condannati all’ergastolo nei tre gradi di giudizio. UrbanPost segue da anni la vicenda e, dopo aver dato voce alla difesa dei Romano (qui l’intervista esclusiva all’avvocato Fabio Schembri) e alla criminologa Roberta Bruzzone, consulente di parte della coppia (qui l’intervista integrale alla dottoressa), per chiarire meglio gli ultimi sviluppi di siffatta controversa vicenda (richiesta analisi nuovi reperti in vista di una possibile riapertura del caso e revisione del processo) ha consultato l’avvocato Daniele Bocciolini, volto noto della tv e giurista esperto in Diritto penale minorile e Scienze Forensi.

UrbanPost si è avvalso della sua preziosa consulenza, ha posto al noto giurista degli interrogativi che fanno leva su alcuni dei punti più controversi di questo spinoso caso giudiziario. L’esperto ci ha spiegato alcuni tecnicismi giuridici quale utile compendio per i lettori al fine capire meglio i meccanismi del diritto, la logica processuale che ha portato alle condanne definitive di Rosa e Olindo e quali sono, oggi, gli strumenti ai quali i coniugi possono ancora fare ricorso per provare a difendersi.

Le utili ed interessanti delucidazioni fornite a UrbanPost dall’avvocato Bocciolini:

Una sentenza diventata definitiva nel 2011 ma che, ad oggi, non può dirsi completamente ‘chiusa’ in quanto messa in discussione dalla difesa dei coniugi Romano. Hanno ragion d’essere i dubbi sollevati dagli avvocati di Rosa e Olindo? Trattasi di una condanna emessa ‘oltre ogni ragionevole dubbio’ o sarebbe stato meglio, prima di arrivare a sentenza definitiva, analizzare gli ormai noti ‘reperti’ mai sottoposti ad accertamenti scientifici?

“Rosa Bazzi e Olindo Romano al di là di ogni ragionevole dubbio sono stati ritenuti gli unici responsabili della strage di Erba e condannati  con sentenza definitiva all’ergastolo. Il caso, secondo la giustizia italiana, è e dovrebbe essere chiuso. L’istanza dalla difesa è stata presentata a distanza di anni dalla fine del processo perché finalizzata ad analizzare, alla luce delle nuove tecniche scientifiche, alcuni reperti individuati sulla scena criminis. Questa richiesta di incidente probatorio è stata avanzata dai difensori nell’ambito dello svolgimento delle indagini difensive volte a promuovere un eventuale giudizio di revisione in favore dei propri assistiti ai sensi dell’art. 327 bis c.p.p. Secondo la predetta norma, infatti, il difensore ha facoltà di svolgere investigazioni per ricercare ed individuare elementi di prova a favore del proprio assistito in ogni stato e grado del procedimento, anche una volta concluso, al fine di promuovere il giudizio di revisione. La Corte di Appello di Brescia, competente territorialmente, ha però dichiarato inammissibile l’istanza perché, seppure sia prevista la possibilità da parte del difensore di svolgere indagini in modo “esplorativo” per decidere successivamente – una volta ottenuti i risultati – se presentare o meno domanda di revisione del giudizio, le nuove analisi non  sarebbero in grado di “scardinare” l’impianto accusatorio su cui sono fondate le sentenze di primo e secondo grado, poi passate anche al vaglio della Corte di Cassazione. In sostanza, proprio perché finalizzata alla presentazione di una futura domanda di revisione, secondo i giudici, la richiesta di incidente probatorio avrebbe dovuto avere una astratta potenzialità “distruttiva” del giudicato. La Cassazione ha recentemente rigettato anche il ricorso presentato contro il provvedimento con il quale la Corte d’appello di Brescia aveva dichiarato inammissibile la richiesta di incidente probatorio”.

Esiste davvero la possibilità che si arrivi ad una revisione del processo? 

“Certamente. Ma dobbiamo ricordare che la revisione non è un quarto grado di giudizio! L’istituto della revisione consiste in un mezzo di impugnazione straordinario perché in alcuni casi determinati e senza limiti di tempo può essere presentato a favore del condannato avverso un provvedimento divenuto definitivo. In particolare, ai sensi dell’art. 630 c.p.p. la domanda di revisione può essere presentata se sopravvengono nuove prove che da sole o unite a quelle già valutate, dimostrano che il condannato deve essere prosciolto. A pena di inammissibilità, gli elementi in base ai quali la revisione va richiesta devono essere tali da dimostrare, se accertati, che il condannato debba essere prosciolto. Secondo il più recente orientamento della giurisprudenza di legittimità, ai fini dell’ammissibilità della richiesta di revisione, anche una diversa valutazione tecnico-scientifica di elementi fattuali già noti può costituire “prova nuova” quando risulti fondata su nuove tecnologie più raffinate ed evolute. Il problema è che, nel caso di specie, si è verificato un paradosso. Infatti, il collegio difensivo non è ancora in possesso degli elementi fattuali tali da poter fondare una domanda di revisione perché non è stato ancora concesso loro di analizzare i reperti né attraverso i loro consulenti né nel contraddittorio delle parti”.

Le prove ‘schiaccianti’ che hanno portato anche la Cassazione a confermare l’ergastolo per Rosa e Olindo non sarebbero così granitiche a detta della difesa: le due confessioni poi ritrattate hanno perso il loro valore? Possono essere considerate attendibili nonostante gli innumerevoli punti che non collimerebbero con la ricostruzione della scena del crimine fatta dalla Procura, soprattutto nei passaggi sui delitti del piccolo Youssef e della signora Cherubini?

“Sono abituato a rispettare le sentenze. Pur non costituendo prove che definirei “schiaccianti”, trattandosi di un processo tipicamente indiziario, la Cassazione, nella sentenza che conferma la condanna, offre una motivazione esaustiva in ordine alla genuinità della confessione resa dagli imputati. In particolare, i giudici hanno escluso qualsivoglia forzatura o coartazione psicologica, ritenendo poco plausibile l’ipotesi che un soggetto innocente possa auto accusarsi di delitti così efferati solo al fine di ottenere non meglio precisati benefici. Peraltro, le dichiarazioni confessorie rese dal Romano troverebbero conferma anche nelle annotazioni riportate di suo pugno sulla Bibbia in cui lo stesso manifestava l’acredine  verso le vittime e chiedeva perdono per quanto fatto. Le confessioni, secondo i giudici, sarebbero attendibili altresì perché gli imputati avrebbero offerto alcuni contributi informativi espressivi di un patrimonio conoscitivo che poteva essere in possesso solo di chi avesse attivamente partecipato al delitto. Quanto alle incongruenze rilevate, ai “non so” e ai “non ricordo”, la Cassazione li spiega non in termini di inaffidabilità del ricordo, ma alla luce della non facilità del ricordo sui particolari del narrato nonché sulla difficoltà a riferire i singoli passaggi attese le comprensibili difficoltà espressive. Le dichiarazioni confessorie dei coniugi Romano risulterebbero peraltro convergenti sui nodi centrali della ricostruzione”.

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C’è poi la testimonianza di Mario Frigerio che inizialmente non descrisse affatto Olindo né mai lo menzionò. L’unico sopravvissuto alla strage, anzi, fornì un identikit decisamente non compatibile con la fisicità del signor Romano. Se a ciò si aggiunge che nessun testimone ha visto Rosa e Olindo entrare e uscire dalla abitazione delle vittime, e che la micro traccia di Dna della Cherubini rinvenuta nel battitacco dell’auto di Olindo sia di dubbia natura, è legittimo chiedersi se una condanna all’ergastolo possa sopraggiungere anche in mancanza di prove inconfutabili? 

“Con riferimento alle dichiarazioni rese da Frigerio, nessuno ha mai nascosto che in un primo momento, nella fase delle indagini preliminari quando era ancora ricoverato in ospedale, avesse fornito dati confusi e contraddittori sull’identità del suo aggressore. Secondo i giudici, però, ciò si poteva ben spiegare in ragione del trauma appena subito nonché della  comprensibile difficoltà da parte del teste di credere che ad inveire contro di lui fosse stato il Romano, suo vicino di casa che riteneva persona perbene e che dichiarava di aver visto distintamente nel momento in cui aprì la porta di casa, tanto da essersi chiesto cosa ci facesse in quel luogo. Secondo i giudici di legittimità, pertanto, le dichiarazioni testimoniali di Frigerio sarebbero pienamente attendibili. Anche il dato costituito dalla  traccia biologica di DNA della Cherubini rinvenuta sul battitacco dell’auto di Olindo, è stato ritenuto dalla Cassazione un elemento indiziario idoneo a fondare la sentenza di condanna. Secondo i giudici, si tratterebbe di una traccia tutt’altro che dubbia, ma “particolarmente nitida”, tanto da consentire di esaltare con estrema puntualità il profilo genetico; la traccia sarebbe stata portata direttamente dal luogo del delitto non potendo essere frutto di contaminazione del luogo del delitto, oggetto di operazioni di lavaggio dei pavimenti per l’eliminazione dei segni dell’eccidio”. 

Altro aspetto anomalo in questa vicenda: Azouz Marzouk si dice convinto che i veri colpevoli del massacro dei suoi familiari siano ancora liberi ed impuniti, e che Rosa e Olindo non c’entrino niente con la strage. “Leggendo le carte del processo mi sono venuti tanti dubbi”, ha più volte asserito Marzouk. Tra tutti i reperti, desta non poche perplessità l’impronta palmare intrisa di sangue rinvenuta su una parete nella scena del crimine e non ricondotta ai coniugi Romano (…) Lei pensa che sarebbe opportuno accogliere la richiesta della difesa e analizzare quello e gli altri reperti oppure il caso è chiuso da tempo e questi ulteriori accertamenti non aggiungerebbero niente all’inchiesta?

“Trovo opportuno che la difesa nell’interesse del proprio assistito esperisca tutti i mezzi consentiti dal nostro ordinamento; trovo meno opportuno che in casi così delicati un certo tipo di giornalismo si lasci andare a ricostruzioni alternative della vicenda in chiave sensazionalistica-revisionistica. Dinanzi ad una condanna definitiva all’ergastolo e in assenza di qualsivoglia elemento nuovo di segno contrario, anche se è lecito che nutrire dei dubbi in ordine alla ricostruzione effettuata dall’Autorità Giudiziaria, bisogna necessariamente fare un passo indietro anche solo nel rispetto delle vere e uniche vittime di questa tristissima vicenda”.

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