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Stragi e omicidi in Italia post ’68: Cesare Battisti, 4 anni dopo la negata estradizione dal Brasile

“Anni di piombo”…anni difficili…anni attraversati da omicidi e stragi che hanno trascinato l’Italia in una sorta di incubo, quello che può essere definito in qualche modo il post ’68 e cioè il periodo che va dall’inizio degli anni settanta fino all’inizio degli anni ottanta.

Tra i principali “protagonisti” in negativo di questo scenario sicuramente va ascritto il nome di Cesare Battisti del quale proprio in questi giorni ricorre il quarto anno della negata estradizione da parte del Brasile, dove vive in regime di assoluta libertà, nonostante la condanna a due ergastoli comminata dal nostro Paese. Nato nel 1954, ha compiuto il 18 dicembre sessant’anni, Cesare Battisti è nato e cresciuto in un ambiente strettamente legato al partito comunista. Fin da ragazzo ha dimostrato la sua simpatia per le “linee” di lotta contro la democrazia e dopo aver abbandonato il liceo classico si è avvicinato alle frange filo terroristiche, venendo più volte fermato dalle autorità giudiziarie per vari reati.

Dalla seconda metà degli anni settanta entra a far parte del Nucleo Comunisti Guerriglia Proletaria e nel 1979 partecipa ad una rapina in una gioielleria dove fu ucciso nel conflitto a fuoco il titolare Torreggiani. Di seguito partecipò ad altri episodi delittuosi quali l’omicidio del macellaio Lino Sabbadin e dell’agente della Digos Andrea Campagna. Latitante in Messico poi in Francia e da diversi anni in Brasile. Vive liberamente, ma in Italia continua ad attenderlo l’ergastolo.

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