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Suffragette recensione: “Never surrender, never forget the fight”, “Mai arrendersi mai dimenticare la lotta”

È uscito nelle sale cinematografiche italiane ieri ed ha ben impressionato chi è andato a vederlo per la prima volta: parliamo di “Suffragette”, pellicola prodotta in Gran Bretagna e uscita negli Stati Uniti già ad ottobre. Tra le pellicole di marzo era sicuramente una delle più attese dal genere femminile considerato che la trama racconta proprio la svolta epocale, dal punto di vista politico e culturale, per le donne all’interno della società: il movimento delle “Suffragette” ha rivoluzionato il mondo nella prima metà del novecento e, a pochi giorni dalla fatidica data dell’8 marzo (clicca qui per gli eventi), i distributori cinematografici italiani hanno ben pensato di far proiettare nelle sale il film realizzato dalla regista Sarah Gavron.

Nel film diverse le attrici di spicco e tra tutte va segnalata la presenza di Meryl Streep nei panni di Emmeline Pankhurst che, però, sul grande schermo compare pochissimi minuti: giusto qualche frame per la grandissima attrice statunitense ma sufficienti a dare un tocco di classe a una pellicola piacevole ma non eccezionale. La sceneggiatura, a firma di Abi Morgan, prevede una giovane lavandaia impegnata a lavorare nell’Inghilterra del 1903: la donna, interpretata dalla brava Carey Mulligan, si chiama Maud Watts ed è lei il fulcro della storia. Durante una consegna viene a conoscenza del movimento femminista delle “Suffragette” e se ne appassiona: nel corso dell’intera pellicola mostra caratteri di moglie e madre, di onesta lavoratrice ma stanca dei continui soprusi con cui deve convivere. La Mulligan, nelle idee della Gavron, è l’icona di un movimento femminista partito dal basso: da un moto rivoluzionario mosso dall’ultimo gradino della scala gerarchica di una società e capace di arrivare a colpire il cuore delle istituzioni. In “Suffragette” c’è tutta la Londra femminile del tempo: la mera lavandaia, l’operaia semplice, la farmacista e le donne borghesi. Tutte con un unico obiettivo: quello di ottenere maggiore considerazione in ambito politico e culturale.

Sono donne pronte a tutto pur di poter ottenere quel che vogliono: riunioni segrete, manifestazioni pacifiche che sfociano in una violenza – subita –  inaudita e senza precedenti. Pronte a prendere manganellate dalla polizia durante i loro sit-in, le “Suffragette” portate in scena dalla Gavron presentano i tratti di personalità forti, grintose e mai dome senza aver portato, prima, a compimento il loro obiettivo. Senza volervi anticipare nulla, nella pellicola realizzata c’è la presenza di un colpo di scena realmente accaduto e tratto da alcune testimonianze rimaste vive grazie ai diari scritti dalle donne attiviste del tempo. Non c’è solo romanzo in “Suffragette”, c’è un tocco di verità ed è la Streep, con l’interpretazione di Emmeline Pankhurst, ad esserne la vera icona. I trattamenti violenti a cui erano costrette le donne londinesi – come del resto quelle di tutto il mondo – sono riportate in scena con un’attenzione così meticolosa, una fotografia talmente dettagliata, da far suscitare nello spettatore sentimenti di sdegno e conati di vomito per quanta crudeltà la società sapeva adottare al cospetto di un proprio simile. Ed è così che il motto delle Suffragette non può che essere: “Never surrender, never forget the fight”, ovvero “Mai arrendersi, mai dimenticare la lotta.” Un monito che, nel 2016, ancora tante donne di diversi paesi devono assimilare: le battaglie per i propri diritti sono sempre di una triste attualità.

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