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Suicide Squad recensione, quattro semplici mosse fallimentari

È stato senza alcun dubbio il film più atteso dell’estate 2016: Suicide Squad, pellicola prodotta dalla DC Comics con un cast di assoluto valore grazie alla presenza di artisti come Will Smith, Jared Leto e Margot Robbie, è arrivato in Italia lo scorso 13 agosto 2016 e ha fatto registrare, in tutto il mondo, numeri da capogiro al botteghino sfondando il muro dei 500 milioni di dollari guadagnati. Ma è tutto oro quel che luccica? Certamente no, anzi. Il nuovo film di supereroi, l’ennesimo della stagione cinematografica, va in soffitta tra aspre critiche e meritati complimenti. Dovessimo dare una valutazione numerica su una scala da 1 a 10 ci attesteremmo su un risicato 6,5. E vi spieghiamo, in queste brevi righe, quali sono stati gli errori che hanno portato la DC Comics a bissare le critiche già ricevute lo scorso marzo in occasione di Batman V Superman: Dawn of Justice. Ad esempio? Il montaggio. Fallimentare su tutta la linea. Chi ha dovuto dirigerne le fasi, in fase di post-produzione, ha tralasciato aspetti essenziali relativi alla trama: i fan, ad esempio, hanno mosso aspre critiche nei confronti della DC Comics per lo scarso tempo concesso a un sublime Joker, interpretato da Jared Leto. Poche scene rispetto a quante ne abbia davvero girate (saranno disponibili nel DvD prossimamente in uscita, ndr.) per non concedere troppo spazio a una storia d’amore con la bella Margot Robbie, impegnata nei panni di Harley Quinn.

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La volontà del regista, David Ayer, è stata quella di continuare sulla falsariga di Batman V Superman: Dawn of Justice. Spazio solo alle battaglie, agli effetti speciali, alle pirotecniche battaglie da combattere da un edifico a un altro. La marcia in più a Suicide Squad viene data da un Will Smith che, dopo tanto tempo, si afferma su ottimi livelli: splendida interpretazione nei panni di Deadshot, uno sniper americano infallibile. La sua storia è quella maggiormente funzionale all’interno della trama di Suicide Squad: come ogni villain, infatti, anche Will Smith ha un punto debole, il cosiddetto tallone d’Achille che per poco non lo porta a cadere sotto i colpi di Cara Delevingne. E qui va aperto un altro, piccolo, appunto sulla scelta degli attori: la modella britannica, al pari della collega Margot Robbie, è senza alcun dubbio un ottimo spot di presentazione anche per chi si sofferma sull’aspetto estetico. Entrambe bellissime ma con un appunto non di poco conto: se la bella Harley Quinn riesce a salvarsi in calcio d’angolo, lo stesso non si può dire dell’attrice inglese chiamata a svolgere il ruolo de “L’incantatrice.” Una recitazione da scuola elementare, schematica, come se andasse a comando e con scarsa “ispirazione”: insomma, la bella Delevingne ha messo in luce tutti i suoi limiti d’attrice considerato che il suo ruolo naturale, all’interno del mondo dello spettacolo, è quello di modella.

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In Suicide Squad non convince neanche la scelta di concedere oltre mezz’ora di pellicola alla presentazione dei personaggi: per carità, ottima idea quella di elencare le specialità di tutti i villain protagonisti della Dc Comics ma si dà per scontato che chi vada a vedere Suicide Squad sia un appassionato di fumetti e non abbia poi così tanta voglia di star lì a rivedere personaggi già conosciuti. Insomma, 30’ e oltre di film che si sarebbero potuti giocare meglio: ad esempio approfondendo sul come si arrivi allo scontro finale, dando un senso logico alla trama, un nesso temporale, una logica causa-effetto. Da contraltare c’è da registrare lo spettacolo da videogames a cui si assiste sul grande schermo: ottima fotografia, perfetta colonna sonora, qualche simpatica battuta che strappa il sorriso. Nel complesso un film godibile per chi non è appassionato di fumetti e abbia voglia di due ore di sparatorie, ammiccamenti tra villain, teneroni da film romantici che vogliono sognare con Jared Leto e Margot Robbie. Chi, invece, si reputa un appassionato di DC Comics non può che essere ampiamente deluso rispetto alle aspettative.

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