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SuperEnalotto: perché non si può destinare il jackpot ai terremotati?

Da ieri circola sul web l’idea di poter destinare i soldi del gioco d’azzardo in risorse a sostegno delle popolazioni del Centro-Italia colpite dalla disastrosa scossa di terremoto. L’idea ha dato anche la possibilità ad alcuni politici di fare un appello al Governo di trasferire il jackpot del SuperEnalotto, attualmente di circa 128,8 milioni di euro, ai sopravvissuti del sisma. Il quotidiano La stampa ha riportato che il primo a lanciare la proposta è stato Antonio Boccuzzi, deputato del Partito Democratico, poi l’idea è stata rilanciata da Giorgia Meloni di Fratelli D’Italia. Il sottosegretario all’economia Pier Paolo Baretta ha spiegato perché l’idea è difficile da realizzare: “è un gioco d’azzardo gestito da SISAL, cioè da un’azienda privata” il governo al più potrebbe destinare ai terremotati la percentuale di ogni giocata e di ogni vincita che finisce in tasse.

Oggi nella discussione dalle colonne di Famiglia Cristiana è intervenuto l’economista Luigino Bruni, professore di Economia Politica all’ Università Bicocca di Milano e alla Lumsa di Roma, ha commentato: “Cureremmo una disgrazia con una tassa sui disgrazia” e ha aggiunto: “Povera Italia. Così li facciamo morire due volte, è una delle cose peggiori che si possano fare”.

Il professore non è affatto d’accordo con l’idea rilanciata da Giorgia Meloni: “l’ Enalotto è una tassa dei poveri. Incrementata da un altro terremoto, quello dell’Aquila del 2009. La grande idea del Governo di allora (il Governo Berlusconi, di cui la Meloni era ministro, ndr) fu quella di istituire il primo “gratta e vinci” per le popolazioni sfollate dell’Aquila. Da lì il gioco venne incentivato e si scatenò questa vera e propria epidemia di gratta e vinci”. Bruni ha anche argomentato: “E’ scientificamente provato che più si è poveri e più si gioca. E’ una cosiddetta tassa regressiva, come attestano numerosi studi. Le sale giochi coincidono con la mappa della povertà e spopolano nelle periferie povere del Paese, anche in Italia: disoccupati, anziani, depressi, badanti, alcolizzati, sono i tipici giocatori d’ azzardo”. Il professore infine ha sottolineato il cedimento etico e la gravità morale del Paese che incentiva una malattia sociale grave: “Dopo le tragedie, dopo il sangue dei figli, si risponde con le virtù, non speculando sulla povera gente. Ma il guaio è che la gente nemmeno si rende conto di cosa ci sia dietro a una proposta sciagurata del genere”.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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