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Swan Lake di Matthew Bourne: “Il lago dei cigni” reinventato in chiave moderna, recensione

Vi ricordate l’ultima scena di Billy Elliot quando finalmente debutta in un grande spettacolo di balletto come  protagonista vestito da cigno? La scena del film si riferiva proprio al famoso balletto Swan Lake di Matthew Bourne, una rielaborazione in chiave moderna del classico di Tchaikovsky Il lago dei cigni. Swan Lake di Matthew Bourne debuttò il 9 novembre 1995 al Sadler’s Wells Theatre di Londra, e diventò subito un fenomeno globale che ancora oggi mantiene il primato di spettacolo di danza di maggior successo al mondo. Non c’è da stupirsi, quindi, se  questo capolavoro dello spettacolo internazionale, dopo quattro anni di assenza e il grande successo dello scorso 2010, ha nuovamente stregato il pubblico in questi giorni a Milano, al Teatro degli Arcimboldi, dove è in scena dall’11 al 23 novembre.

Fedele alle musiche di Tchaikovsky, Matthew Bourne trasforma il balletto in una vera e propria pièce teatrale dove danza, stile, ironia, spettacolo, e passione,  si fondono per creare un inedito “Lago dei cigni” dei nostri tempi. La storia viene stravolta e modernizzata: qui il principe Siegfried non si invaghisce più dell’immacolato cigno (femmina) Odette, ma del suo aitante corrispettivo maschile. Il dramma del bene e del male si aggiorna e tocca temi contemporanei: l’accettazione di sé, la difficoltà di essere amati per quello che si è, la diversità che ancora fa paura. La versione di Bourne è nota soprattutto per la sostituzione delle eteree figure femminili con un ensemble tutto maschile che presenta, al posto della fragile Odette, un Cigno maschio sensuale, forte e misterioso. Da qui il grande scalpore suscitato dalla possibile lettura omossessuale dell’amore tra il Principe e il Cigno e dalla messa in scena  di una Corte che ricorda molto quella degli Windsor.

Al di là della trasgressione, è lo stesso Bourne a spiegare il perché  della scelta: “L’idea di un cigno maschio ha per me un senso perfetto” – afferma Bourne – “la forza, la bellezza, l’enorme apertura alare di queste creature mi induce più facilmente a pensare alla muscolatura maschile che a quella di un’aggraziata ballerina nel suo tutù bianco”. Nella rivisitazione di Bourne, infatti, il Principe è fragile ed insicuro, attratto dalla forza seduttiva e originale del Cigno. Il Cigno è l’ideale irraggiungibile d’amore, d’indipendenza e libertà cui il Principe tende e che desidera conquistare. La Regina, fredda e cinica, è l’origine delle sofferenze del Principe, privato dell’affetto materno sin dalla sua giovane età.

E relativamente alla possibile lettura gay della storia, è lo stesso Burne a chiarire: “Il mio obiettivo è raggiungere il maggior numero di spettatori possibili. Comunque credo che questa pubblicità sia una forzatura. Io racconto una storia d’amore; non mi interessa che sia tra uomo e donna. Il mio principe è una creatura fragile che si invaghisce del Cigno perché è irraggiungibile. Il sesso non conta granché. Il protagonista si identifica in quell’uccello, vorrebbe essere libero come lui ma, a Corte, è impossibile“.

Dopo un inzio lento, incentrato prettamente su uno stile classico, con numerosi virtuosismi, come i giri alla seconda, ed i grandi salti, adatti a rappresentare l’austerità e il perbenismo della vita di corte, la storia apre e si lascia andare all’espressione più pura del modern, il lyrical, e al contemporaneo. Ed ecco, dunque, la riproduzione di una balera dei bassi fondi di New York, dove diversi personaggi e stili di danza si incontrano, dal charleston, al pop, dal funky al drag queen; l’ingresso e il volteggiare dei cigni, eleganti e possenti; il gran ballo a corte, con diverse danze tipiche, ciascuna rappresentante il paese di provenienza delle principesse pretendenti: il walzer viennese, il flamenco spagnolo, la tarantella italiana. E ancora seducenti balli di coppia e assoli in stile neoclassico con l’ingresso del cigno nero, lo straniero.

Ma la grandezza dello spettacolo non risiede  solo nella geniale idea creativa e nell’altissima tecnica espressiva del corpo di ballo, quanto piuttosto nella capacità di comunicare con un linguaggio narrativo adatto alla sensibilità moderna, coinvolgendo tutte le generazioni. Di più, l’alternarsi di leggerezza e dramma, i balli classici,  le coreografie moderne di altissimo livello che si alternano sulle musiche originali  e gli splendidi costumi non fanno mai dare un’occhiata all’orologio per vedere quanto manca alla fine. Il risultato è una creazione unica, epica, immortale.

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