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Tafofobia, la paura di essere sepolti vivi: le bare di sicurezza più bizzarre della storia

Tra le paure più comuni vi è la tafofobia, dal greco taphos, «sepolcro», che indica il timore di essere sepolti vivi. Una fobia, che secondo una ricerca pubblicata sul Journal of the Fantastic in the Arts, avrebbe raggiunto l’apice nel ‘700, quando malattie come la peste, il colera e il vaiolo dilagavano e la gente temeva di poter essere dichiarata erroneamente morta. Così dal 18esimo secolo in poi inventori e scienziati di tutto il mondo si ingegnarono per costruire delle bare di sicurezza, create ad hoc per il «morto non morto», nel caso in cui questi fosse stato sepolto prima del tempo. Forse ne avrete letto su Vanilla Magazine o LegaNerd, oggi vogliamo parlavene noi.

 

Tafofobia e la bare di sicurezza: il maggior numero di brevetti in Germania

Diciamo che i più tafofobici sarebbero stati i tedeschi: in Germania si registra, infatti, il maggior numero di brevetti, parliamo di più di trenta invenzioni depositate, ma purtroppo non funzionanti. Vogliamo descrivervene qualcuna: nel 1790 il duca Ferdinando di Brunswick fabbricò la prima bara di sicurezza dotata di una finestra che consentiva l’ingresso della luce, di un tubo per respirare e di un coperchio che aveva una tasca con due chiavi, una per la bara, l’altra per la tomba. Nel 1822 il dottor Adolf Gutsmuth ha pensato bene di vincere la propria paura decidendo di farsi seppellire ancora vivo. Il medico è rimasto sotto terra per diverse ore in una bara di sicurezza da lui brevettata che era collegata alla superficie con un condotto, attraverso il quale gli venivano inviate salsicce, zuppe e addirittura della buona birra. Un’altra bara di sicurezza made in Germany, datata 1885, è quella brevettata dal dottor Johann Gottffried Taberger, caratterizzata da sistema di corde legate ad un campanello esterno. Queste invenzioni, come è facile intuire, non hanno riscosso il successo sperato: i cadaveri, infatti, prima di decomporsi tendono a ritirarsi, quindi a tirare le corde, azionando senza motivo a distanza di giorni le campane e i vari sistemi d’allarme in superficie, con la conseguente inutile riesumazione del cadavere. Immaginate che gran frastuono di campane nel cimitero, decisamente idee da abbandonare.

Tafofobia: le invenzioni degli Americani più famose per contrastare la paura di essere sepolti vivi

Non meno spaventosa è la soluzione adottata dal dottor americano Timothy Clark Smith, che affetto da tafofobia, ha inventato una tomba singolare, che ancora oggi spaventa abitanti e turisti dell’Evergreen Cemetery di New Heaven, in Vermont. Si tratta di una cripta che lasciava la testa del «morto non morto» verso l’esterno, col volto coperto solo da un vetro. Un modo per avvisare i passanti della sua non morte, ma anche pure per spaventare chi si trovasse nei dintorni, se vogliamo. Fortunatamente oggi non si può guardare la testa del morto in decomposizione. L’unica cosa visibile è il buio, unito alla condensa. Un’idea simile è stata pensata sempre negli Usa nel 1868: un cadavere sepolto, ma non interrato. Insomma al «morto non morto» bastava sollevare il coperchio e usare una scala per salire, per tornare alla vita di sempre. Soltanto dopo una settimana, i becchini procedevano con la sepoltura vera e propria.

Tafofobia: le bare di sicurezza con codice Morse, campanelli e tubi per respirare

Particolare è una bara di sicurezza risalente al 1894 che prevedeva il posizionamento di un fischietto o di una bandiera sopra la bara, collegati alla cassa del defunto, che poteva così comunicare la sua presenza viva. Non mancava poi una cannuccia per l’aria, attraverso la quale la persona poteva respirare. L’idea è stata brevettata in Russia da Michel de Karnice- Karnicki, che dopo aver assistito alla sepoltura di una ragazza, che con orrore dopo qualche palata di terra sopra la bara cominciò ad urlare come una matta, decise di mettere a punto la Karnice. Ne era così sicuro che davanti a tutti decise di sperimentarla, mandando sotto terra il suo assistente. E ci sarebbe rimasto per sempre quest’ultimo, rischiando il soffocamento, se non fossero intervenuti prontamente i presenti. Decisamente poco pratici, oltre che costosi, i sistemi di sicurezza pure che prevedevano un collegamento con un trasmettitore di codice Morse per consentire al «morto non morto» di comunicare o che vedevano la campanella montata all’esterno della bara connessa attraverso dei cavi al campanile grande del cimitero. L’inventore di quest’ultimo, noto come Bateson, non deve aver considerato troppo attendibile il suo brevetto, forse per questo si suicidò cospargendosi prima di olio di lino per poi darsi fuoco.

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Per chi soffre di tafofobia la soluzione della creazione sembra essere ancora oggi l’opzione da preferirsi. In realtà negli ultimi decenni per scongiurare i cosiddetti risvegli “post mortem“, i medici usano diverse precauzioni, come far passare diverse ore dal decesso. Nel corso di esumazioni difficilmente sono stati trovati di recente corpi spostati dalla posizione che solitamente era stata data loro dopo la vestizione, quindi potete stare tranquilli. Anzi, dormire sonni tranquilli.

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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