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Taglio agli stipendi: alla Camera e al Senato si prepara la rivolta dei dipendenti

Il taglio degli stipendi ai dipendenti di Camera e Senato continua a fare discutere. E’ La Repubblica del 19 settembre 2014 a riportare la notizia che la proposta, avanzata già lo scorso luglio da Laura Boldrini e Pietro Grasso, ieri è finita sul tavolo delle trattative sindacali. Concludendosi con un nulla di fatto. Anzi, con la preparazione di una rivolta.

Boldrini taglio dipendenti Camera protesta

La definizione di un tetto massimo riguarderebbe tutti i dipendenti: dagli assistenti, passando per i consiglieri, fino ad alla carica più alta del segretario generale, il cui stipendio non potrà superare i 240 mila euro netti stabiliti per i manager della pubblica amministrazione. Una spending review corposa, che entro il 2018 punterebbe a risparmiare 60 milioni per i 1.600 dipendenti della Camera e 36 milioni per i 799 che lavorano in Senato. I primi tagli, promettono i fautori, si concretizzeranno già dal 1° gennaio 2015.

Tra i grandi assenti dell’incontro di ieri, la Cgil di Palazzo Madama e altre due sigle di Montecitorio. Le altre 23 sigle sindacali presenti hanno etichettato il piano come “irricevibile”, mentre i dipendenti, dopo i primi dissensi manifestati ad agosto, si preparano a dare battaglia ricorrendo in massa al giudice del lavoro.

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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